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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliLa Fondazione Musei Civici di Venezia prosegue il lavoro di tutela e miglioramento delle proprie sedi storiche. Rientra in questa prospettiva anche l’apertura del nuovo spazio allestito al Museo del Vetro di Murano, dedicato al vetro veneziano dell’Ottocento. Questa nuova sezione permanente del percorso espositivo, ospitata nelle ex Conterie e aperta al pubblico da oggi 12 dicembre, si concentra sull’indagine della produzione vetraria del XIX secolo, attraverso alcune centinaia di oggetti, molti dei quali mai esposti prima e sinora conservati nei depositi.
La sezione, curata dalla direttrice Chiara Squarcina, con la collaborazione di Mauro Stocco, presenta i migliori esemplari custoditi nelle collezioni del museo, con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere al pubblico la ricca e variegata collezione del Museo del Vetro di Murano relativa a quel periodo, esponendola per la prima volta nella sua quasi totalità.
Nella prima metà dell’Ottocento l’economia della Serenissima, in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia (1797), fu caratterizzata da una grave crisi delle attività industriali e commerciali. Il settore vetrario fu uno dei più colpiti e la produzione artistica di settore cessò quasi del tutto, anche a causa della predilezione da parte del mercato per gli stili di altri paesi europei quali la Boemia e l’Inghilterra. I primi segnali di un rinnovato interesse nei confronti del vetro veneziano e di una ripresa della realizzazione di soffiati artistici si ebbero verso la metà del secolo.
Un ruolo fondamentale rivestì in questo senso il recupero di rare qualità di materiali vitrei e soprattutto delle antiche tecniche di lavorazione, come la rinascimentale filigrana, ripresa da Domenico Bussolin nel 1838 e poco dopo da Pietro Bigaglia, di cui vengono esposte alcune selezioni di vetri granito. Molti di questi manufatti furono donati da Bigaglia stesso al Museo del Vetro nel 1861, anno della fondazione del museo e degli archivi.
Lorenzo Radi lavorò invece al recupero delle paste colorate a foglia d’oro per mosaici e fece rinascere il vetro calcedonio, perfezionato nel 1856. Nel 1854 venne fondata la Fratelli Toso, destinata a diventare una delle vetrerie muranesi più celebri, mentre nel 1859 l’avvocato vicentino Antonio Salviati aprì a Venezia uno stabilimento per la produzione di mosaici e nel 1866 fondò una fornace di vetri soffiati con la quale avvenne la rinascita vera e propria, documentata nel percorso museale con coppe, calici e altri oggetti.
L’allestimento testimonia quanto i maestri della Murano ottocentesca abbiano tratto ispirazione da una parte dalle forme e tecniche dei modelli antichi romani e preromani, dall’altra dai soffiati rinascimentali e barocchi, già all’epoca presenti nel Museo del Vetro. La lavorazione che ebbe maggior successo fu senza dubbio quella del vetro-mosaico o murrino, associata in modo particolare al nome di Vincenzo Moretti.
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