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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoli«Amava i fiocchi e i materiali preziosi: chiffon, duchesse». Così Massimo Cantini Parrini, squisito collezionista oltre che tra i più colti e ispirati creatori di costumi del cinema contemporaneo (indimenticabile il suo contributo al film «Pinocchio» di Matteo Garrone, che gli è valso la candidatura ai Premi Oscar 2021), ricorda l’aristocratico couturier italiano nel docufilm «Ferdinando Sarmi. Untold Stories of New York Fashion». Il video è l’esito finale di una ricerca condotta da Eugenia Paulicelli, Professor Emerita al Queens College e al Graduate Center della City University of New York, e viene presentato in anteprima italiana nell’ambito dell’esposizione fiorentina «Ferdinando Sarmi New York. Un viaggio nella moda da Firenze alla Fifth Avenue», visitabile fino al 31 dicembre al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti.
«Il progetto espositivo nasce dalla sinergia tra il nostro museo ed Eugenia Paulicelli, che stava studiando il nostro archivio» precisa Vanessa Gavioli, cocuratrice della mostra e responsabile del Museo della Moda fiorentino. «Questa collaborazione ha reso possibile ricongiungere gli abiti conservati a New York con il Fondo Sarmi, donato dagli eredi a Palazzo Pitti. Si tratta di un’occasione unica, che ci consente di riscrivere una nuova pagina della storia dell’influenza della moda italiana su quella americana e di restituire agli studi di settore una figura finora mai indagata». Allestita con raffinata eleganza da Antonio Godoli nell’ottocentesco Saloncino da Ballo e nelle sale adiacenti della Palazzina della Meridiana, la mostra riscopre un talento oggi dimenticato, che pure nella New York degli anni ’50 e ’60 creò per dive come Marylin Monroe, Audrey Hepburn, Marlene Dietrich e Barbra Streisand, giungendo a vestire, anche grazie a uno stile «donante» che guardava senza eccessi al New Look di Dior, la duchessa di Windsor, Wallis Simpson, e la first lady Pat Nixon. Come provano in mostra alcune minuscule foto originali, Sarmi (1912-82) compare anche nella modisteria che accoglie l’algida e annoiata Lucia Bosé in quel sospeso e rarefatto capolavoro del cinema italiano che è «Cronaca di un amore» di Michelangelo Antonioni (1950).
Una veduta dell’allestimento temporaneo dedicato a Ferdinando Sarmi dal dal Museo della Moda di Firenze. Courtesy Gallerie degli Uffizi
Nato a Ravenna e laureato in giurisprudenza, Sarmi partecipò, grazie alla Maison Fabiani, alla mitica sfilata organizzata nel 1951 da Giovan Battista Giorgini nella villa del Giardino Torrigiani di Firenze, cui collaborò anche Irene Brin. Qui il giovane conte fu notato dall’imperatrice statunitense del make-up, Elizabeth Arden, che lo chiamò a New York.
Nel 1958 il couturier fondò il proprio brand, Sarmi New York, iniziando una fortunata parabola che si concluse bruscamente nei primi anni ’70. Nel 1977 Sarmi ritornò in Italia, ritirandosi a vita privata. «Gli abiti esposti sono 12, precisa Gavioli, ai quali abbiamo accostato accessori (come le scarpe) contemporanei anche se non firmati da lui e un’incursione sul tema floreale, che Sarmi molto amava tanto che Brin gli dedicò su “Harper's Bazaar”, allora diretto da Diana Vreeland, l’articolo “Ditelo con i fiori”. Lo stesso che utilizzeremo per i nostri laboratori didattici con i bambini, che realizzeranno infatti dei fiori di tessuto. Esponiamo perciò le “cassette museali” dei nostri depositi, in cui conserviamo, divise per colore e tipologia, le decorazioni per cappelli della modisteria fiorentina Leonella. Nella stessa sala proponiamo anche alcuni fogli dei tre album, realizzati a collage dallo stesso Sarmi, che documentano il suo straordinario successo sulle più celebri riviste di moda dell’epoca, anche grazie a un eccezionale “occhio” nella scelta dei fotografi e a modelle di grande bellezza e personalità, come Veruschka».
«Con questa mostra Palazzo Pitti intende restituire la figura di un interprete significativo dell’affermazione internazionale dello stile italiano nel secondo dopoguerra, che ha contribuito alla definizione di quell’immaginario di eleganza, qualità artigianale e raffinatezza che avrebbe accompagnato il riconoscimento del Made in Italy nel mondo, conclude il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde. Gli abiti esposti consentono di ricostruire un capitolo rilevante della storia del gusto, permettendo di comprendere meglio le raffinate origini sartoriali del prêt-à-porter italiano».
Una veduta dell’allestimento temporaneo dedicato a Ferdinando Sarmi dal dal Museo della Moda di Firenze. Courtesy Gallerie degli Uffizi