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Giuliano Pacinotti, «Inaugurazione del Ponte Santa Trinita restaurato, domenica 16 marzo 1958»

Foto Locchi; © Archivio Foto Locchi

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Giuliano Pacinotti, «Inaugurazione del Ponte Santa Trinita restaurato, domenica 16 marzo 1958»

Foto Locchi; © Archivio Foto Locchi

Il censimento visivo di tre decenni di storia fiorentina a Villa Bardini

150 scatti dell’Archivio Foto Locchi, l’agenzia fotografica ufficiale della città, compongono «una mostra che è un invito a ripensare Firenze come un presidio da tutelare, un bene comune da difendere, un’identità da reinterpretare»

Elena Franzoia

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Sylva Koscina circondata dai gatti a Piazzale Michelangelo, un affollato Ponte di Santa Trinita appena restituito alla collettività, alcuni muratori che ammirano l’inconfondibile panorama della città, Gianni Morandi giovane e sorridente durante il servizio militare, un’elegante modella affacciata sul Cortile dell’Ammannati a Palazzo Pitti. Sono alcuni dei 150 scatti selezionati da Giovanna Uzzani ed esposti dal 7 maggio al 18 ottobre nella Villa Bardini per la mostra «Firenze ’50 ’60 ’70. Immagini dall’Archivio Foto Locchi» (catalogo SilvanaEditoriale). Sospese tra internazionalità e quotidianità, ricordi privati e memorie collettive, le fotografie si distribuiscono in dieci sezioni tematiche che indagano arte, musica, sport, moda, vita, società e cultura. Ne scaturisce il ritratto di una città molto lontana dalla sempre più evidente crisi di identità di cui oggi soffre. «Dalla mostra prende forza un volto, anzi i molti volti di una città vitale, pulsante, complessa, animata da energia, oltreché bellissima, afferma la curatrice. Rispetto al presente sicuramente colpisce la fremente e corale volontà di partecipazione civile, nel contesto cruciale della ricostruzione del centro cittadino, ben oltre le divisioni politiche e sociali. Mi piace pensare che si tratti di una mostra “engagée”, che non intende suggerire un commosso “amarcord”, ma piuttosto riflettere sul tema dell’identità, ovvero sull’idea che Firenze, più o meno consapevolmente, si è attribuita nello scorrere del tempo, ben oltre l’immagine cartolina di culla del Rinascimento. Nel colmo della crisi che colpisce le città d’arte attraverso il turismo di massa, questo può valere come invito a ripensare Firenze come un presidio da tutelare, un bene comune da difendere, un’identità da reinterpretare».

Il progetto espositivo è promosso da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, tutelato dal Ministero della Cultura. «Foto Locchi era nata nel 1924 grazie a Tullio Locchi, apprezzato fotoreporter di guerra e ritrattista della famiglia reale, precisa Uzzani. Successivamente, sotto la direzione di Silvano Corcos, diviene l’agenzia fotografica ufficiale della città. Come nella tradizione della bottega artigiana, i giovani apprendono il mestiere grazie ai più anziani, cui è affidato il ruolo di tramandare lo “stile Foto Locchi”: una vera e propria cifra stilistica, che si distingue per l’efficacia del registro narrativo, tipico del fotogiornalismo, ma senza rinunciare alla qualità dello scatto e al gusto per una composizione dall’impronta moderna, quasi “cinematografica”.

In particolare, spiccano i servizi di altissima qualità poetica firmati da Giuliano Pacinotti, che conservano una cifra unica e personale, basata su genio e vivezza, ma anche intensità, gentilezza, eleganza, fuori dalle consuetudini narrative. È un modo di inquadrare che si distingue per incisività e impatto emotivo, ma soprattutto per la capacità di comporre la narrazione, individuando accanto al soggetto principale altri elementi, nient’affatto minori quanto a espressività rispetto alla figura protagonista». Ma quali sono gli scatti più significativi esposti in mostra? «Attraverso la ricerca condotta nell’Archivio si compone un vero e proprio censimento visivo degli eventi che hanno attraversato la città in tre decenni cruciali di storia, conclude Uzzani. Gli anni Cinquanta appaiono come un periodo di slanci e di fiducia nel futuro, tra glamour e utopia lapiriana. I Sessanta si fanno più intensi e drammatici, segnati dall’alluvione del ’66 e dalle prime contestazioni giovanili. Si affaccia la testimonianza di Don Milani e della rivoluzionaria Scuola di Barbiana mentre, dal turbine del Concilio Vaticano II, giunge a Firenze un drappello di nuovi missionari, i “preti operai”. Infine, gli anni Settanta raccontano una città più riflessiva e concettuale, con diversi slogan e stili di vita, nell’epocale mutamento della società civile, quando la fiaba fiorentina sfuma in una nuova complessità urbana e culturale. Gli scatti più significativi sono quelli in cui il fotografo racconta la storia attraverso i volti e i gesti. Così accade nelle fotografie che documentano la felice progettualità del Maggio Musicale Fiorentino o la scena artistica locale colte in episodi intimi e privati: nella difficoltà di testimoniare le spinte propulsive delle neoavanguardie, si sono scelte immagini che raccontano l’artista nell’intimità dello studio, o danno testimonianza di una città disseminata dalla pratica quotidiana dell’arte. Risaltano le fotografie che documentano le mostre realizzate a Palazzo Strozzi grazie a Carlo Ludovico Ragghianti, pensate come opportunità di educazione collettiva alla democrazia e alla libertà: dopo la mostra della Collezione Peggy Guggenheim, penso alle antologiche dedicate ai tre grandi maestri del modernismo architettonico, Frank Lloyd Wright, Le Corbusier e Alvar Aalto. Quindi, nel 1972 la grande mostra di Henry Moore, la prima al Forte Belvedere. E similmente ricordiamo l’invenzione del Made in Italy attraverso i modelli firmati Pucci o Ferragamo o Gucci, con le modelle in posa sullo sfondo dei bugnati o della Cupola, nella corte di ville antiche o sui Lungarni».

Dimostrazione degli studenti contro l’invasione rossa a Budapest. Mercoledì 7 novembre 1956. Orlando Orlandini 1956. Foto Locchi. © Archivio Foto Locchi

Elena Franzoia, 04 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Il censimento visivo di tre decenni di storia fiorentina a Villa Bardini | Elena Franzoia

Il censimento visivo di tre decenni di storia fiorentina a Villa Bardini | Elena Franzoia