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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliIl cielo e la terra si incontrano nei paesaggi di Anselm Kiefer. La materia è pesante, eppure sospesa. I simboli si accumulano, stratificati come la storia stessa. Le sue opere parlano di passato e presente, di miti e distruzione. E di un uomo che cerca nell’arte le risposte che il mondo non offre. È questo dialogo tra memoria e materia che il Centro d’Arte Hortensia Herrero (CAHH) porta ora davanti al pubblico, ospitando la prima mostra dell’artista tedesco.
Dal 28 aprile 2026, sei gallerie del CAHH saranno dedicate alle opere di Kiefer, temporaneamente sostituendo quelle già esposte. La mostra resterà aperta fino a ottobre 2026 e approfondirà i temi del paesaggio, costante nella sua ricerca artistica. Il percorso espositivo permette di attraversare le opere in modo immersivo, dove la materia diventa linguaggio e la memoria spazio. Opere chiave come Danaë, un dipinto di oltre tredici metri che raffigura l’interno dell’aeroporto Tempelhof di Berlino e richiama il mito di Danaë, saranno esposte per la prima volta in Europa dopo l’unica presentazione a New York nel 2022.
Herrero ha visitato personalmente gli studi di Kiefer a Barjac e Parigi per selezionare i lavori in mostra. Javier Molins, consulente artistico del CAHH e curatore della mostra, spiega: «Kiefer è uno dei pilastri della collezione e le sue opere sono già esposte nella sala principale. È l’artista ideale per inaugurare il programma di mostre temporanee del CAHH». Per Kiefer «gli artisti sono come sciamani, che mentre meditano si siedono su un albero, rimanendo sospesi tra cielo e terra», una visione che si allinea a Joseph Beuys. Ed è questa la premessa di una carriera dedicata all'indagine dei traumi storici e della memoria collettiva.
Nato l’8 marzo 1945 a Donaueschingen, Germania sud-occidentale, Kiefer emerge dalle macerie del secondo conflitto mondiale. La devastazione post-bellica non è solo sfondo, ma fondamento di una poetica incentrata sulla memoria storica. «Le rovine, per me, sono l'inizio. Con i detriti, si possono costruire nuove idee. Sono simboli di un inizio», dirà.
Nel 1963, una borsa di studio lo porta in Francia, dove incontra l'opera di Vincent van Gogh. Tornato in Germania, abbandona legge a Friburgo per l'Accademia di Belle Arti, sotto Peter Dreher. L'incontro con Beuys rafforza la sua convinzione nell'arte come gesto emotivo e salvifico.
Tra il 1968 e il 1969, Kiefer realizza le «Occupazioni» (Besetzungen): azioni fotografiche che simulano il saluto nazista davanti a monumenti storici. Il corpo diviene strumento di confronto con una storia ingombrante e una memoria collettiva rimossa. Negli anni Settanta esplora pittura, scultura, fotografia e libri-oggetto. La prima mostra di libri e dipinti si tiene alla Galerie am Kaiserplatz di Karlsruhe.
Il 1976 lo vede all'Accademia Tedesca Villa Massimo di Roma, poi a Documenta 6 a Kassel e alla Biennale di Parigi. Il 1980 è l'anno della consacrazione internazionale: rappresenta la Repubblica Federale Tedesca alla 39ª Biennale di Venezia con Georg Baselitz. Nel 1981, la galleria Marian Goodman di New York ospita la sua prima personale americana.
Gli anni Ottanta ampliano il linguaggio con materiali come legno, paglia, sabbia e piombo, definiti «materiale per le idee». I libri si trasformano in sculture. Il viaggio a Gerusalemme nel 1984 approfondisce il legame con la cultura ebraica e la Cabala diviene riferimento simbolico e mistico. «L'arte, affermerà, è desiderio: non si arriva mai, ma si continua ad andare avanti nella speranza di farlo».
Fine anni Ottanta: Kiefer lascia la Germania per la Francia. Nel 1992 inizia la ricostruzione del sito di La Ribaute a Barjac, centro creativo fino al 2007, quando si sposta a Croissy, vicino Parigi. Il suo interesse si estende a culture lontane, con viaggi in India, Giappone, Cina e Thailandia.
Negli anni Novanta e primi Duemila, il misticismo ebraico è centrale. I testi Hekalot ispirano i «Sette Palazzi Celesti», realizzati tra il 2003 e il 2004 in cemento armato: torri imponenti, adattate anche per la scenografia dell’Elektra al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2004, con Lia Rumma, Kiefer realizza l'installazione permanente dei «Sette Palazzi Celesti» a Pirelli HangarBicocca di Milano. «Credo soprattutto, dirà, di aver voluto costruire il palazzo della mia memoria, perché la mia memoria è la mia unica patria».
Dal 2007, mostre prestigiose si susseguono: dal Grand Palais di Parigi, alla Royal Academy di Londra, passando per il Musée du Louvre. Trasferitosi vicino a Parigi nel 2008, nel 2010 ottiene la cattedra in Creazione Artistica al Collège de France. Gli ultimi anni lo vedono protagonista in Italia: Palazzo Ducale di Venezia (2022), Palazzo Strozzi a Firenze (2024).
E oggi, al Centro d’Arte Hortensia Herrero (CAHH), il dialogo tra memoria e materia prende forma davanti al pubblico. Le sei gallerie dedicate alle opere di Kiefer offrono l’occasione di attraversare le superfici dei suoi lavori, dove storia, miti e paesaggi interiori si intrecciano. Perché è nell’osservazione diretta delle opere che emerge il rapporto tra materia e memoria, in cui i simboli si accumulano e si stratificano, proprio come la storia che Kiefer racconta.
«Walhalla» di Anselm Kiefer con visitante CAHH.