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Una veduta del Tempietto sul Clitunno, Spoleto

Photo: MiC Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria

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Una veduta del Tempietto sul Clitunno, Spoleto

Photo: MiC Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria

Il «cold case» del Tempietto sul Clitunno: goto o longobardo?

Di difficile datazione il celebre monumento di Spoleto secondo la storica dell’arte Giulia Bordi sarebbe di età gota: a confermarlo molti indizi che lo farebbero risalire all’inizio del VI secolo

Andrea Augenti

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Non è sempre facile datare i monumenti antichi. Se queste importanti testimonianze del passato non sono state oggetto di scavi, se non ci sono iscrizioni davvero risolutive in proposito, se lo stile architettonico non aiuta, ecco che a volte ci ritroviamo ad avere a che fare con oggetti problematici, quasi misteriosi. Questa possibilità riguarda soprattutto alcuni monumenti del periodo compreso tra la tarda Antichità e l’Alto Medioevo, ovvero i secoli che vanno dal V fino al X; ed è più presente in quel lasso di tempo soprattutto perché è un’epoca che ci ha lasciato pochi documenti e altrettanto poche iscrizioni. Morale della favola: spesso brancoliamo nel buio, oppure ci appoggiamo ai pochi dati disponibili, e a indizi tutt’altro che dirimenti.

E così, questo sembra il caso del Tempietto sul Clitunno, un piccolo e raffinato monumento nel cuore dell’Umbria, non lontano da Spoleto. Il Tempietto è un piccolo oratorio con abside, preceduto da un ambiente allungato. La sua facciata è davvero elegante: quattro colonne sormontate da capitelli corinzi che sostengono un architrave, sul quale poggia un timpano. Insomma: il tutto è davvero molto austero e classico, e a uno sguardo distratto potrebbe anche essere scambiato per un tempio antico. Ma non è così, come indicano l’iscrizione cristiana incisa sull’architrave e la croce scolpita al centro del timpano; in più, il fatto che le colonne, i capitelli, e molte delle cornici siano pezzi antichi recuperati e reimpiegati, conferma la datazione «tarda» dell’edificio. Ma quanto tarda?

Gli ultimi studi di dettaglio condotti sull’architettura e sullo stile del Tempietto ne avevano indicato una datazione in età longobarda. Saremmo tra il VII e l’VIII secolo, e forse, visto che ci troviamo nel cuore del ducato di Spoleto, l’edificio potrebbe essere stato costruito proprio per volontà di un duca longobardo: la massima autorità di quel popolo dopo il re. Ma, si sa, la ricerca è sempre in movimento, gli studiosi non sono mai appagati se sussiste anche la minima ombra di dubbio, e vogliono vederci sempre più chiaro. Ed ecco che una brillante storica dell’arte dell’Università Roma Tre, Giulia Bordi, dopo analisi accurate, propone ora per il Tempietto del Clitunno tutto un altro scenario, tutto un altro contesto di appartenenza. Vediamo gli indizi. Innanzitutto: nell’edificio si vedono i resti di alcune pitture. Si distinguono gli apostoli Pietro e Paolo, accanto a una raffigurazione di Cristo. Bene: un attento esame stilistico di questi affreschi, e di alcuni loro dettagli (i «vela», ovvero dei finti tendaggi decorati), porta a datarli intorno agli inizi del VI secolo, per analogia con altre pitture di quel periodo. Ma non è tutto. Sull’architrave che sostiene il timpano, in facciata, corre un’iscrizione che per le sue caratteristiche si data molto meglio ai primi decenni del VI secolo che non successivamente. E non è ancora finita, anzi: ora viene il bello, perché questo è proprio un piccolo giallo ambientato tra l’Antichità e il Medioevo. E quindi, Nel Museo Archeologico di Spoleto si conserva un’altra iscrizione: una grande lastra di marmo, che su un lato ricorda un certo Torasio Severo. Costui, un notabile locale, nel II secolo fece costruire proprio a Spoleto un impianto termale. Sull’altro lato della lastra si celebra invece un restauro di quelle stesse terme, promosso dagli imperatori Costanzo II e Giuliano Cesare tra il 355 e il 360. La lastra fu ritrovata nel XVII secolo proprio nel Tempietto, e questo è un dettaglio fondamentale

Il caso vuole poi che due lettere molto più tarde, scritte dal re goto Teoderico (493-526), siano riferibili proprio a questa vicenda. La prima lettera contiene delle istruzioni per la manutenzione delle Terme di Torasio, che evidentemente erano ancora in funzione; mentre nella seconda, indirizzata a un diacono di nome Elpidio, il re si esprime sulla necessità di restaurare altri edifici di Spoleto, e concede al diacono un portico che si trovava proprio alle spalle delle Terme di Torasio. Ora, noi sappiamo che questo Elpidio fu medico di corte di Teoderico, a Ravenna, e che era un personaggio molto stimato dal re dei Goti. E più in generale sappiamo che la politica edilizia di Teoderico era quella di ripristinare, attraverso restauri e nuove costruzioni, l’ideale di un passato antico, allo scopo di perseguire un decoro urbano (e non solo) in stile classicheggiante. A conti fatti, è molto plausibile che il diacono Elpidio, molto vicino a Teoderico, avendo a disposizione il portico che gli aveva concesso il sovrano, ne abbia usate alcune parti: forse le colonne, i capitelli ed altro; e sicuramente l’iscrizione delle vicine Terme di Torasio, visto che è stata ritrovata proprio nel Tempietto. Ma Elpidio usò questi materiali per costruire… cosa? Probabilmente un santuario cristiano legato all’acqua sorgiva come strumento di guarigione dalle malattie. Il Tempietto, presso il fiume Clitunno, inglobava infatti una sorgente, e si ricollegava così a una tradizione antica: qui, al tempo dei Romani, è documentato un santuario dedicato a Giove-Clitunno, un culto legato alla presenza dell’acqua con funzione terapeutica. Ricapitolando, il Tempietto dovrebbe quindi essere un edificio sacro: un oratorio cristiano in forme classiche, forse costruito all’epoca del re Teoderico rispettando i suoi dettami su come restaurare le antichità o recuperarne delle parti per costruire nuovi edifici decorosi secondo il gusto classicheggiante del re. Se le cose stessero davvero così, il diacono Elpidio diventerebbe il primo sospettato per la costruzione del Tempietto; che non sarebbe quindi un edificio dell’età longobarda, ma dovrebbe risalire all’età gota, ovvero agli inizi del VI secolo. Le indagini proseguono; intanto dobbiamo ringraziare Giulia Bordi per avere riportato con validi argomenti l’attenzione su questo importante edificio del nostro passato: un monumento enigmatico, e proprio per questo affascinante, sulle cui origini è stata finalmente individuata un’ottima e promettente pista di ricerca.

Una veduta del Tempietto sul Clitunno, Spoleto. Photo: MiC Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria

Andrea Augenti, 07 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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