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Una veduta del Centro Pecci a Prato

Foto: Fernando Guerra

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Una veduta del Centro Pecci a Prato

Foto: Fernando Guerra

Il 2026 del Centro Pecci restituisce centralità al tatto, allo scambio e alla trasmissione di saperi

L’istituzione di Prato inaugura un nuovo capitolo della propria storia, avviando il percorso verso i quarant’anni e rilanciando la propria vocazione pubblica con la riapertura della biblioteca e del teatro esterno. Nel frattempo, annuncia il palinsesto dell’anno che comprende quattro mostre

Alessia De Michelis

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Nel 2026 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci inaugura un nuovo capitolo della propria storia, avviando il percorso verso i quarant’anni e rilanciando la propria vocazione pubblica con la riapertura della biblioteca e del teatro esterno. L’architettura stessa diventa dispositivo di attraversamento continuo, spazio di passaggi tra mostre, attività e comunità, in dialogo con le 115 nazionalità che abitano Prato e con venti giovani artiste e curatrici coinvolte attraverso un bando FSE della Regione Toscana.

A fare da spina dorsale alla programmazione sono mostre, collezione e archivio. Il 30 maggio apre «Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli», a cura di Stefano Pezzato: un percorso tra le centinaia di opere donate nel 2025 dal collezionista pratese, una delle più rilevanti acquisizioni private per un’istituzione italiana. La mostra attraversa le discontinuità del secondo Novecento, dal Gruppo 70 a Fluxus, fino al Nouveau Réalisme, restituendo la passione di Palli per le pratiche controcorrente.

In parallelo (31 maggio-30 agosto), «Carnale» dedica una retrospettiva a Verita Monselles, a oltre vent’anni dall’ultima mostra: un’indagine sulla fotografia come riappropriazione della soggettività femminile tra moda, teatro e arte, in collaborazione con l’Archivio Fotografico Toscano.

A settembre (19 settembre-10 gennaio 2027), «Villa Delizia» è la prima personale in un’istituzione pubblica italiana di Lorenza Longhi, che nell’ala Nio lavora con tessuti e manifatture locali per riflettere su desiderio, kitsch ed economie dell’ostentazione.

L’autunno si chiude con due personali. Alex Ayed (dal 21 novembre al 29 marzo) presenta un corpus di opere nate dopo una navigazione in solitaria nel Mediterraneo: un ecosistema espositivo che intreccia artigianato, lusso e materiali organici e inorganici. Con «Cadabra», dal 21 novembre al 29 marzo 2027 Karen Kilimnik costruisce ambienti immersivi in cui pittura, arredo e parola agiscono come incantesimi, interrogando glamour, crisi e desiderio nella cultura occidentale.

A tenere insieme il palinsesto è il tema «Passaggi: di mano in mano», ispirato a «La grande mano» di Adelaide Cioni, installata all’ingresso: un gesto di saluto che richiama la storia tessile di Prato e, nell’epoca dell’immateriale digitale, restituisce centralità al tatto, allo scambio e alla trasmissione di saperi.

Alessia De Michelis, 20 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Il 2026 del Centro Pecci restituisce centralità al tatto, allo scambio e alla trasmissione di saperi | Alessia De Michelis

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