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Una veduta della sede della Società delle Api in via Gregoriana 40, Roma

Foto: Eleonora Cerri Pecorella

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Una veduta della sede della Società delle Api in via Gregoriana 40, Roma

Foto: Eleonora Cerri Pecorella

Il 2026 della Società delle Api: l’arte come forma di benessere e processo creativo condiviso

Dopo l’apertura dello spazio romano in via Gregoriana 40, prende avvio l’agenda culturale tra residenze, mostre e momenti di confronto pubblico

Samantha De Martin

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Varcare la soglia della Società delle Api, in via Gregoriana 40 a Roma, significa sentirsi parte di una dimensione organica condivisa, di un alveare denso di una pluralità di saperi dove lo scambio tra artisti, designer e direttori di musei, trasforma l’arte in un processo quotidiano continuo che sfocia in una forma di benessere. Lo sa bene Silvia Fiorucci, fondatrice e presidente della Società delle Api, imprenditrice e collezionista di arte contemporanea e design, ideatrice di questa piattaforma di relazioni umane nata nel 2018, come lei stessa sottolinea, «dal desiderio di costruire una comunità reale attorno agli artisti, offrendo loro non solo uno spazio, ma un contesto in cui poter sviluppare e condividere la propria ricerca, ma anche in cui semplicemente riposarsi, abitare insieme un luogo e trasformarlo». Ed è anche per assecondare questo spirito di conoscenza condivisa che la conferenza stampa di presentazione della programmazione 2026 nello spazio romano, inaugurato lo scorso 14 febbraio, che si unisce a Palazzo Campo Santo Stefano a Venezia, a Le Moulin des Ribes a Grasse, allo chalet Mont Tamalpaïs a Megève, alla Casa dell’Ulivo e alla Porta Rossa a Kastellorizo, alla barca a vela d’epoca Suhail, in navigazione nel Mediterraneo, non poteva che essere seduti attorno a un tavolo.

A inaugurare la programmazione 2026 sarà la residenza a Roma, in via Gregoriana 40, dell’artista francese Pol Taburet, con la sua tecnica ibrida che combina aerografo e pennello, nell’ambito di un soggiorno creativo presso Villa Medici, in preparazione della mostra personale prevista il 15 maggio. Il primo appuntamento espositivo nella sede di via Gregoriana 40 sarà invece il 22 aprile con «Soglia/Common Acts», attraverso cui la Società delle Api affida a Francis Offman il compito di presentare una mostra collettiva a partire dalla collezione di Silvia Fiorucci.

In una sala della mostra sarà disteso a terra un grande arazzo. Per attraversare questo spazio ci si dovrà togliere le scarpe, un’azione minima e radicale che trasforma l’ingresso in una soglia fisica e simbolica. Il progetto si svilupperà a partire da una serie di atti comuni (camminare, sedersi, respirare, sostare), parte della dimensione domestica. Dalle candele di Chiara Camoni alle sedute di Martin Eisler e Carlo Hauner, fino a un interno ricostruito da Sol Calero, le opere, tra le quali si inseriscono interventi di Etel Adnan, Formafantasma, Pier Paolo Calzolari, Carla Accardi e Valentine Prissette, condivideranno un’attenzione ai materiali comuni. In questo contesto, l’intervento di Offman avrà il significato di un gesto preparatorio, un modo di predisporre lo spazio all’incontro, prima ancora che alla visione. «Questo “alveare” creato da Silvia, spiega Francis Offman, è un luogo ideale per un artista. Ogni volta che acquista un’opera Silvia tesse una rete di relazioni. Come quando ha comprato per la prima volta un mio lavoro, invitandomi a Grasse, dove ho avuto modo di ascoltarmi e dialogare con gli altri artisti».

A settembre 2026 è previsto un talk con Francis Offman e la presentazione del booklet della mostra, edito da NERO Editions. L’agenda si avvale anche di un ciclo di incontri dedicati alla poesia contemporanea, anche questo concepito come uno spazio di condivisione tra pratiche artistiche e scrittura. Il 21 maggio, 25 giugno, 9 luglio «Language Lost, Language Found: Poetic Interventions», a cura di Allison Grimaldi Donahue, invita artisti italiani e internazionali a esplorare la dimensione collettiva della poesia, restituendone il carattere accessibile e quotidiano.

La residenza d’artista di Valentine Prissette, artista visiva che vive e lavora a Parigi indagando la dimensione narrativa degli oggetti e la loro memoria, si svilupperà invece in due momenti (dal 17 al 31 luglio e dal 31 agosto al 14 settembre) concentrandosi sulla produzione di dipinti su tessuto, a partire da materiali e oggetti trovati nel contesto urbano romano. Il secondo progetto espositivo, atteso dal 9 ottobre a fine gennaio 2027, a cura di Alice Motard, presenterà una selezione di lavori di Chiara Camoni, il cui progetto «Con te con tutto», una chiamata al raduno e alla collaborazione, rappresenterà l’Italia alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Il progetto in mostra alla Società delle Api, che avrà come fulcro il tema dell’autorialità condivisa e della relazione tra pratica artistica e comunità, sarà accompagnato da un public program che vedrà tra gli ospiti Cecilia Canziani. È previsto anche un talk con l’artista a gennaio 2027, in occasione della presentazione del booklet prodotto da NERO Editions. Nel frattempo, da metà aprile per tutto il periodo della Biennale, Chiara Camoni e il suo team saranno a Palazzo Lezze Michiel a Venezia, mentre lavorano all’allestimento del Padiglione Italia della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte-Biennale di Venezia.

Il concetto di relazione con un territorio e con la relativa comunità guiderà invece il progetto che, dal 12 al 26 ottobre porterà sull’isola greca di Kastellorizo i designers Niklas Böll e Simon Stanislawski (entrambi parte del collettivo und.studio) protagonisti di una residenza presso Porta Rossa, uno dei luoghi della geografia diffusa della Società delle Api.

A gennaio, febbraio e marzo 2027, il public program «Your Body, Your Habitat» a cura di Bianca Felicori indagherà il rapporto tra corpo, abito e architettura, a partire dall’idea del vestito come prima forma di habitat. Attraverso incontri e conversazioni, il progetto ci riporta tra gli anni Sessanta e Duemila, alla scoperta di pratiche interdisciplinari e innovazioni tecnologiche che hanno ridefinito il concetto di abitare, immaginando un’architettura adattabile e performativa. L’ultimo appuntamento in programma, a febbraio 2027, sarà il progetto espositivo dell’artista visiva, filmmaker e ricercatrice Anna Franceschini, a cura di Marianna Vecellio. «Silvia Fiorucci, sottolinea Andrea Viliani, direttore Museo delle Civiltà di Roma e parte dell’Advisory Board che affianca Silvia, assieme a diverse personalità del mondo dell’arte, torna nella sua città con un approccio che fa uscire l’arte dalla routine dei soliti spazi, quotidianizzandola e invitando a concepire il processo creativo come una forma di benessere collettivo».

Una veduta della sede della Società delle Api in via Gregoriana 40, Roma. Foto: Eleonora Cerri Pecorella

Samantha De Martin, 09 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Il 2026 della Società delle Api: l’arte come forma di benessere e processo creativo condiviso | Samantha De Martin

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