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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliAnche i soldi hanno una forma, a volte naturale. La mostra «La forma e la fiducia. Monete dal territorio, monete dal mondo», aperta fino al 31 gennaio presso la Sede di Bari della Banca d’Italia, presenta monete antiche del periodo romano, ma anche perline e conchiglie con valore monetale o piastrine bronzee con funzione di misura ponderali, per la polvere d’oro, usata da popolazioni africane nelle transazioni commerciali. L’iniziativa, frutto della collaborazione istituzionale tra la Banca d’Italia, attraverso il progetto MUDEM-Museo della Moneta, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province Bat e Foggia e la Fondazione Archeologica Canosina, presenta al pubblico tre diversi nuclei di reperti etnografici e numismatici. La Banca d’Italia espone al pubblico i reperti etnografici della Collezione raccolta nella seconda metà del ‘900 da Piero Voltolina, allora curatore del Museo Correr di Venezia, durante i suoi lunghi viaggi in giro per il mondo: tra i vari, punte di lancia africane e piume dell’Oceania. Tra gli oggetti in mostra le
conchiglie «cauri», prima moneta universale della storia. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari espone invece monete antiche provenienti da scavi archeologici sul territorio e, per la prima volta, da indagini di Polizia Giudiziaria (coordinate dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bari) con il supporto tecnico-scientifico della Soprintendenza. Di particolare interesse i reperti numismatici di epoca romana raffiguranti i differenti imperatori che costituiscono un vero e proprio strumento di diffusione del volto del personaggio politico e delle sue virtù anche tra le popolazioni lontane dalla capitale dell’impero.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province Bat e Foggia espone una parte del patrimonio numismatico della Fondazione Archeologica Canosina insieme a reperti numismatici provenienti da collezioni private sottoposte a tutela archeologica e a «tesoretti» ritrovati nel territorio pugliese nascosti dai proprietari in momenti imprecisati del passato e mai recuperati, giunti intatti ai nostri giorni. Il valore d’uso o simbolico dei materiali, l’emblema della polis o il volto dell’imperatore, permettono di risalire all’elemento che ha portato ad accettare una conchiglia, una moneta d’argento o una treccia di tabacco come moneta. Dalla dimensione globale ed etnografica alla dimensione locale ed archeologica, la mostra traccia il filo rosso della fiducia che collega le diverse configurazioni della moneta.
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