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Manifattura Barberini, Urbano VIII dedica la Basilica di San Pietro, arazzo, Serie della Vita di Urbano VIII, 1671-1673

© Governatorato SCV - Direzione dei Musei Vaticani

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Manifattura Barberini, Urbano VIII dedica la Basilica di San Pietro, arazzo, Serie della Vita di Urbano VIII, 1671-1673

© Governatorato SCV - Direzione dei Musei Vaticani

Ai Musei Vaticani i fasti barocchi di Urbano VIII tessuti dall’Arazzeria Barberini

A quattro secoli dalla consacrazione nel 1626 della nuova Basilica di San Pietro, l’arazzo che ne illustra l’atto solenne è confrontato con quello della «Resurrezione di Cristo». Esposto anche il ritratto-capolavoro del papa fuso nel bronzo da Bernini nel 1632-33

Guglielmo Gigliotti

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All’indomani della conclusione della manutenzione straordinaria del Giudizio Universale in Cappella Sistina, vertice cinquecentesco dell’arte e del papato come istituto committente, una mostra nelle sale XVII e XVIII della Pinacoteca dei Musei Vaticani, offre uno sguardo selezionato ma incisivo su arte e papato del secolo successivo, nello specifico la stagione di Urbano VIII (1623-1644). Aperta fino a settembre, la mostra «L’Arazzeria Barberini. La “Resurrezione” e la “Dedicazione della Basilica Vaticana”», curata da Alessandra Rodolfo, responsabile del Reparto per l’arte dei secoli XVII e XVIII e del Reparto arazzi e tessuti dei Musei Vaticani, racconta con poche opere una grande storia, quella della comunione tra fasto delle arti e magnificenza del papato sotto i Barberini. 

Sontuoso e luminoso è il grande arazzo con la «Dedicazione della Basilica Vaticana», evento celebrato il 18 novembre 1626, che concludeva, con maestosa cerimonia di clero e popolo romano, il definitivo completamento architettonico della nuova Basilica di San Pietro, inaugurata da Giulio II il 18 aprile 1506. La Dedicazione, o Consacrazione, cadeva esattamente tredici secoli dopo la fondazione, per volontà dell’imperatore Costantino, della Basilica originaria, celebrata il 18 novembre 326 sulla tomba di Pietro apostolo e primo papa. 

I milioni di fili intessuti, tra cui una parte d’oro, da Maria Maddalena della Riviera, traducono il cartone di Fabio Cristofani (1610/20-1689), nel quale grandeggia la figura di Urbano VIII intento a tracciare sulla cenere con il pastorale simboliche lettere in greco e latino, in uno dei momenti salienti della cerimonia di Dedicazione della Basilica. Attorno, componenti della corte pontificia e della nobiltà romana, e, volteggianti nell’aria, le allegorie della Fede e della Religione. In un angolo, la prima versione del monumentale Ciborio berniniano che troneggia oggi coi suoi trenta metri sulla tomba di San Pietro. Più che un arazzo, un manifesto di strategia politico-religiosa e artistico-architettonica: in Urbano VIII questi mondi si fusero in una unica visione spettacolare di papato, arte e potere. L’arazzo, realizzato tra il 1671 e il 1673 fa parte della celebre serie di dieci, incentrata su vita e magnificazione di papa Urbano VIII, realizzata dalla Manifattura Barberini, fondata nel 1627 dal cardinal nipote, e colto mecenate, Francesco Barberini

Dai telai della stessa Manifattura è uscito il secondo arazzo in mostra, accompagnato, come il primo, da ricco apparato didattico. Qui, ad essere tessuta da Gaspare Rocci, è la «Resurrezione di Cristo», tratta dal cartone di Giovanni Francesco Romanelli (1610 ca-1662), collaboratore di Pietro da Cortona. Tanto è statica e solenne l’immagine del primo arazzo, tanto è dinamica e teatrale la seconda, come a voler rappresentare i due estremi stilistici del clima artistico promosso dai Barberini, il classico e il barocco. E poi lui, Maffeo Barberini, effigiato nel bronzo da Gian Lorenzo Bernini in veste di papa nel 1632-33, in uno dei capolavori ritrattistici del secolo. Tra la mozzetta e il camauro, descritti con raffinati giochi di luce e ombra, il volto del papa è fissato, come in un’eternità metafisica, dallo sguardo intenso e immobile, rivolto a un punto lontano. Non sapremo mai se la messa a fuoco mentale è sull’amata poesia, anche personalmente praticata, o sulle mire politiche. Forse entrambe le cose.

La mostra ha visto la collaborazione dei Musei Vaticani con la Biblioteca Apostolica Vaticana, da dove proviene il ritratto di Urbano VIII, e con la Fabbrica di San Pietro, prestatrice di un Diario del 1626 che descrive minuziosamente le cerimonie della Dedicazione.

 

 

Manifattura Barberini, «La Resurrezione di Cristo», 1642-43. © Governatorato SCV-Direzione dei Musei Vaticani

Guglielmo Gigliotti, 03 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Ai Musei Vaticani i fasti barocchi di Urbano VIII tessuti dall’Arazzeria Barberini | Guglielmo Gigliotti

Ai Musei Vaticani i fasti barocchi di Urbano VIII tessuti dall’Arazzeria Barberini | Guglielmo Gigliotti