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Una sala del Museo Nazionale del Sudan a Khartum prima del saccheggio e della distruzione

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Una sala del Museo Nazionale del Sudan a Khartum prima del saccheggio e della distruzione

Il distrutto Museo Nazionale del Sudan a Khartum rinasce in versione digitale

La guerra civile scoppiata nel 2023, oltre a una catastrofe umanitaria, ha portato al saccheggio e alla distruzione delle collezioni. Un gruppo di archeologi ed esperti ha ricostruito l’esperienza museale attraverso visite virtuali, con l’obiettivo anche di favorire il recupero dei beni sottratti 

 

Dopo mesi di certosine ricerche per ricrearne digitalmente la collezione, il Museo Nazionale di Khartum in Sudan, distrutto e saccheggiato durante i primi mesi della guerra civile scoppiata ad aprile 2023, dallo scorso primo gennaio si ripresenta al pubblico in forma virtuale. Nel museo fisico non c’è quasi più nulla dei 100mila reperti che vi erano conservati dalla sua costruzione negli anni Cinquanta, salvo manufatti troppo pesanti per essere asportati, come l’enorme statua in granito del faraone kushita Taharqa e gli affreschi staccati dai templi durante la costruzione della diga di Assuan. «Il museo virtuale è l'unica opzione praticabile per garantire la continuità», ha affermato Ikhlass Abdel Latif, funzionaria governativa responsabile dei beni culturali, durante una recente presentazione del progetto realizzato dall’Unità Archeologica Francese per i Beni Culturali Sudanesi (Sfdas), con il sostegno del Louvre e dell’Università di Durham nel Regno Unito.
 

Il museo sudanese è stato saccheggiato dopo lo scoppio della guerra tra l’esercito regolare, le forze armate sudanesi (Saf), e le Forze di supporto rapido (Rsf), ad aprile 2023: le immagini satellitari mostravano camion carichi di reperti diretti verso il Darfur, la regione occidentale attualmente sotto il controllo totale delle Rsf. Da allora, le ricerche dei pezzi scomparsi, con l'aiuto dell'Interpol, hanno dato scarsi risultati. «Il museo di Khartum era la pietra angolare della conservazione culturale sudanese; il danno è incalcolabile», constata la ricercatrice dell'Sfdas Faiza Drici, ma «la versione virtuale ci permette di ricostruire le collezioni perdute e di mantenere un catalogo chiaro». La ricercatrice ha lavorato per più di un anno alla ricostruzione dell'inventario perduto in un database, basandosi su frammenti di elenchi ufficiali, studi pubblicati da ricercatori e fotografie scattate durante le missioni di scavo. Le ricerche dei pezzi scomparsi, effettuate con l’aiuto dell'Interpol, finora hanno dato scarsi risultati. Il grafico Marcel Perrin ha creato un modello digitale che riproduceva l’ambiente del museo: la sua architettura, l'illuminazione e l’allestimento.
 

Il museo virtuale offre ai visitatori una replica dell’esperienza di visita delle gallerie dell'istituzione, ricostruite con fotografie e planimetrie originali, e di osservare oltre mille pezzi dall'antico Regno di Kush. Bisognerà invece attendere la fine dell’anno per vedere online la ricostruzione della «Sala d’Oro» del museo, dove erano conservati gioielli reali in oro massiccio, statue e oggetti cerimoniali, anch’essi saccheggiati. Oltre al valore documentario del museo virtuale, il catalogo ricostruito da Sfdas dovrebbe supportare l’impegno dell’Interpol per contrastare il traffico di beni culturali rubati dal Sudan.

La guerra  civile in Sudan ha provocato una catastrofe umanitaria, con decine di migliaia di morti e oltre 11 milioni di sfollati.
 

 

 

 

Daria Berro, 07 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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