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Redazione
Leggi i suoi articoliNel cortile del Museo Nazionale di Khartum è rimasta l’imponente statua del faraone nero Taharqa, uno dei pochi casi di opere d’arte non razziate durante la guerra in corso nel Paese africano. «Solo gli oggetti voluminosi o pesanti, difficili da trasportare, sono sopravvissuti» nel museo, ha dichiarato all’Afp-Agence France Presse Rawda Idriss, del Comitato per la protezione dei musei e dei siti archeologici in Sudan. Ne dà notizia un articolo pubblicato sul sito del quotidiano «Le Figaro» e scritto dalla redazione in collaborazione con Afp.
Alcune statue paiono abbandonate e il tetto del museo porta ancora i segni dei colpi di granata. La guerra tra l’esercito (le Forze armate sudanesi, Saf) e i paramilitari delle Forze di sostegno rapido (Rsf) è in corso da ormai più di due anni e, negli ultimi tempi, le Rsf hanno progressivamente preso il controllo della capitale. A marzo, dopo la riconquista da parte dell'esercito di Khartum, gli archeologi hanno potuto entrare per la prima volta dopo due anni all’interno del complesso.
Hatim el-Nour, ex direttore dell’Autorità per i Beni Culturali, ricorda che il museo ospitava «oltre 500mila reperti che coprivano un vasto periodo storico», tra cui il famoso regno di Kush, governato dai faraoni neri. Il museo, che conservava migliaia di statue funerarie in pietra o bronzo, talvolta decorate con oro o pietre preziose, è stato oggetto di un «notevole saccheggio», secondo Ikhlas Abdel Latif, direttrice dei musei presso l’Autorità delle antichità. La «camera d’oro», dove erano esposti «oggetti inestimabili (...), pezzi in oro puro a 24 carati, alcuni dei quali risalenti a quasi 8mila anni fa», è stata «completamente saccheggiata».
Secondo la direttrice, gli oggetti d’arte sono stati trasportati su camion verso il Darfur, una vasta regione occidentale del Paese controllata quasi totalmente dalle Rsf. Il governo sudanese accusa le Rsf di aver rubato e distrutto opere d’arte, definendo questi atti «crimini di guerra». I paramilitari negano di aver commesso questi atti.
Le autorità sudanesi, in coordinamento con i paesi vicini, stanno cercando di individuare e recuperare i reperti arrivati clandestinamente all’estero. Le statue kushite, «piccole e facili da trasportare», sono particolarmente ricercate sul mercato nero, osserva Ikhlas Abdel Latif.
Anche il servizio specializzato dell’Interpol ha confermato il proprio coinvolgimento negli sforzi per ritrovare gli oggetti d’arte, senza fornire ulteriori dettagli.
Alla fine del 2024, l’Unesco ha esortato il pubblico a non commerciare opere rubate, sottolineandone il «considerevole valore storico e materiale». «Più di 20 musei in Sudan sono stati saccheggiati», ha detto Rawda Idriss, che ha valutato le perdite in «110 milioni di dollari». «Non conosciamo ancora l’entità dei danni nelle zone che non sono state liberate», ha aggiunto.
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