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Il giardino storico della Palazzina di caccia di Stupinigi

Foto Silvano Pupella

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Il giardino storico della Palazzina di caccia di Stupinigi

Foto Silvano Pupella

Il giardino di Stupinigi ritrova le geometrie settecentesche, ma anche il fascino dell’Ottocento e gli spazi dell’elefante Fritz

Un primo lotto di lavori, concentrato sulle aree verdi più prossime alla Palazzina di caccia juvarriana, ha rispristinato le Stanze di verzura, i due grandi parterre erbosi e il Giardino di levante

Barbara Antonetto

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Alle porte di Torino, e precisamente nel comune di Nichelino, sorge la Palazzina di caccia di Stupinigi, una delle residenze sabaude più interessanti per l’originale architettata progettata ex novo a partire dal 1729 da Filippo Juvarra su commissione di Vittorio Amedeo II, per il straordinario stato di conservazione di decorazioni e arredi che la rendono una testimonianza unica di residenza nobiliare del XVIII secolo e, non ultimo, per lo splendido giardino che si irradia dalla struttura a pianta centrale.

Il giardino nasce nel 1740 su progetto del francese Michel Benard, direttore dei Reali Giardini, e si inserisce nel sistema territoriale ideato da Filippo Juvarra per la residenza. L’impianto originario era impostato secondo il modello del giardino formale di tradizione francese: un grande spazio organizzato attorno al tondo retrostante la Palazzina, con viali radiali, parterre ornamentali e architetture vegetali che mettevano in relazione l’edificio con il territorio delle rotte di caccia. Dopo essere stato trascurato durante la dominazione napoleonica, nel corso dell’Ottocento il giardino venne modificato secondo il gusto inglese-paesaggistico. Marcellino e Giuseppe Roda introdussero elementi in stile romantico, come boschetti inglesi, un lago artificiale inserito in un padiglione in stile cinese e nuove specie esotiche, senza comunque alterare la struttura geometrica juvarriana. L’ultimo intervento significativo risale all’inizio del Novecento, quando Alessandro Scalarandis, già capo giardiniere a Monza, modificò il Giardino fiorito di levante introducendo piante esotiche di alto fusto. Il disegno originario andò poi definitivamente perduto quando il giardino divenne orto di guerra durante il regime fascista. 

Nel 2022 un lavoro, finanziato dalla Regione Piemonte, di rilevo delle condizioni reali e di studio della documentazione storica ha posto le basi per un progetto di recupero del giardino storico sviluppato dalla Fondazione Ordine Mauriziano in collaborazione con la Struttura Tecnica dei Giardini della Reggia di Venaria e finanziato per un importo di 2 milioni di euro circa dal Pnrr nell’ambito del programma dedicato alla valorizzazione dei parchi e dei giardini storici. 

Il primo lotto di interventi ha infatti riguardato le aree più prossime alla Palazzina e in particolare il recupero, secondo i disegni del Settecento, degli Apartaments verts, altrimenti detti le Stanze di verzura, rispettando forme, dimensioni, alberi e arbusti del tempo. Si tratta di due gallerie vegetali costituite da 4 filari di alte siepi di carpino nero perfettamente simmetriche e speculari che, formando un cannocchiale prospettico, indirizzano lo sguardo verso il centro del giardino. È stata ripristinata la loro funzione di definire il disegno del giardino, ma al tempo stesso costituiscono un luogo dove passeggiare e sostare su panchine all’ombra di piante di acero campestre e tiglio.

I disegni del secolo successivo, l’Ottocento, sono stati invece utilizzati per ripristinare la geometria dei due grandi parterre erbosi, delineati da una striscia di ghiaia rossa e da una piattabanda piantumata con tassi piramidali allineati rigorosamente secondo gli assi principali della Palazzina: con la loro regolare forma e simmetria si connettono e intersecano con il giardino e il territorio circostante.

Impronta ottocentesca anche per il primo spazio che si incontra uscendo dalla palazzina per visitare il percorso all’aperto, il Giardino di levante, che in stile paesaggistico inglese presenta specie vegetali arbustive perenni alternate a manti erbosi e ad alberi ad alto fusto, anche di specie esotiche. A seconda delle stagioni si potranno ammirare i colori della natura attraverso le fioriture primaverili delle magnolie e dei tulipani, il verde intenso estivo e il foliage autunnale. In quest’area un intervento paesaggistico rievoca la vasca di Fritz, l’elefante donato dal viceré d’Egitto a Carlo Felice nella prima metà dell’Ottocento.

Durante i lavori di questo primo lotto concentrato sulle aree più prossime dell’edificio storico si è provveduto anche all’installazione di un impianto di irrigazione, all’estensione dei sistemi di videosorveglianza e wi-fi e alla realizzazione di un punto di erogazione di acqua potabile e di servizi igienici. Ai fini di una migliore accessibilità sono stati messi in atto percorsi più leggibili, aree di sosta all’interno delle stanze di verzura, strumenti digitali per accompagnare la visita. Per le persone con disabilità motorie sono stati messi a disposizione scooter elettrici progettati per percorrere i viali inghiaiati del giardino.

Il giardino storico della Palazzina di Caccia di Stupinigi si trova all’interno della Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000 del Parco Naturale Regionale di Stupinigi. Per questo motivo alcune aree, in particolare il grande spazio circolare più distante dalla Palazzina, non sono state incluse in questo primo lotto di lavori e sono oggetto di studi finalizzati a conciliare la conservazione degli habitat naturali con la possibilità di una futura fruizione pubblica. La zona è temporaneamente delimitata per garantire la sicurezza dei visitatori, a causa della presenza di alberi antichi potenzialmente instabili e di specie di animali protette a livello europeo e a rischio estinzione, come il Barbastella barbastellus (pipistrello Barbastello), l’Osmoderma eremita (coleottero Eremita odorosa) e il Lucanus cervus (coleottero Cervo volante).   

Intanto, fino al 28 giugno nella Citroniera di Ponente si può visitare «Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna», una mostra dedicata alla nascita dell’automobile e alle innovazioni tecniche che segnarono il passaggio dalla carrozza ai primi veicoli a motore. Il racconto dell’evoluzione dei mezzi di trasporto si intreccia con la figura di Margherita di Savoia, che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona questa fase di transizione. Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie, la Regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili, diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Margherita di Savoia su un’automobile davanti alla Palazzina di caccia di Stupinigi

Barbara Antonetto, 31 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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