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Una veduta dell’installazione «There Are Other Fish in The Sea» del collettivo Superflex nel cortile di Palazzo Strozzi a Firenze

Foto Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

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Una veduta dell’installazione «There Are Other Fish in The Sea» del collettivo Superflex nel cortile di Palazzo Strozzi a Firenze

Foto Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Il lavoro di Superflex trova a Palazzo Strozzi un importante luogo simbolico di riflessione

Il collettivo danese ha realizzato un’installazione site specific che instaura un dialogo suggestivo e inatteso con l’architettura rinascimentale del Cortile dell’edificio fiorentino

Laura Lombardi

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Immaginiamo Palazzo Strozzi a Firenze invaso dalle acque, con pesci che liberamente si muovono nel cortile. L’installazione di Superflex ha un doppio rimando, al passato, l’alluvione di Firenze del 1966, di cui ricorre il 60mo anniversario, e a un ipotetico, ma non impossibile, futuro: quello in cui, con l’innalzamento dei mari, la geografia del nostro pianeta sarà molto mutata e con essa la vita di chi lo abita. Dal 14 aprile al 2 agosto «There Are Other Fish in The Sea» (catalogo Marsilio) è l’installazione che Superflex (collettivo danese di fama internazionale e composto da Biørn Christiansen, Jakob Fenger e Rasmus Rosengren), ha realizzato per il palazzo, in collaborazione con Kunsthal Spritten (Aalborg, Danimarca), museo che ospiterà prossimamente l’opera in una versione rinnovata. Il progetto, a cura di Arturo Galansino, è un’installazione composta da otto grandi colonne di travertino rosa fatte di blocchi modulari all’interno di una grande vasca d’acqua nel quale si riflettono le colonne stesse, l’architettura del palazzo, il cielo e i visitatori.

Un’altra opera di arte pubblica, fruibile senza biglietto come i vari progetti concepiti in questi anni dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Fondazione Hilary Merkus Recordati, sostenuta da partner pubblici e privati, tra cui Intesa Sanpaolo ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze e il comitato dei partner di Palazzo Strozzi, con special partner Fondazione Henraux per la realizzazione delle colonne. «Dobbiamo porci in una diversa prospettiva, interspecie, spiega Biørn Christiansen: questo palazzo rinascimentale potrebbe essere abitato da altre specie e si tratta quindi di creare strutture modificate, come queste potenziali architetture per pesci, di diverse misure, immerse nell’acqua». Non c’è alcun allarme nella sua voce, quanto piuttosto l’esortazione ad avere consapevolezza che potrebbe esserci un’era diversa da quelle che stiamo vivendo noi umani, un’era in cui altre specie potrebbero convivere. Una «provocazione tra il catastrofico e l’ironico», come sottolinea Galansino, che i tre giovani artisti, di base in Copenaghen, ma con progetti in tutto il mondo, portano avanti dal 1993, contrari all’idea di artista come genio isolato e a favore di un lavoro di gruppo in spazi dove si svolge la vita pubblica e dove operano con i cittadini, costruendo anche parchi. «Il nostro manifesto “Interspecies Architectural Manifest” è una commistione di pubblico e privato, così come anche Palazzo Strozzi prima era un palazzo privato e ora è luogo pubblico, con un cortile che è come una piazza che la gente attraversa e vive». 

Il lavoro di ricerca di Superflex è ben connesso all’acqua, se si pensa ai tre anni trascorsi su una nave nel Pacifico nell’arcipelago delle isole Tonga «per conoscere ciò che esiste sotto la superficie del mare, per osservare e per coltivare». Riguardo all’architettura di Palazzo Strozzi e all’inserimento della loro installazione, i Superflex precisano: «Noi umani costruiamo con superfici parallele mentre le nostre colonne sono fatte di spazi in cui nidificare, nascondersi, giocare e questo ci fa pensare a una transizione tra ciò che siamo abituati a vedere e fare e ciò che dovremmo pensare ora: a un Rinascimento, ma questa volta magari per pesci. Inoltre, se guardiamo alle opere del passato, pensiamo ai dipinti fiamminghi ma non solo, spesso ci sono creature metamorfiche, tra umano e animale o vegetale»

I colori scelti per «There Are Other Fish in The Sea» sono arancione e rosa, essendo arancione il colore scelto dai Superflex per identificarsi, mentre il rosa è il colore delle alghe coralline, estremamente importante per creare le barriere, perché il rosa e la durezza del materiale sono preferiti dai polipi; e sono le barriere a produrre buona parte dell’ossigeno che consumiamo sulla Terra. Sentono i Superflex un nesso con la presenza delle opere di Rothko nelle sale della mostra «Rothko e Firenze»? In un certo senso sì, dicono, perché anche l’arte di Rothko è fatta di stratificazione, di sedimentazione di materiali e poi, aggiunge Galansino, così come Rothko ha trovato nella cultura del Rinascimento fiorentino un detonatore per la sua arte guardando gli affreschi di Angelico o le architetture di Michelangelo, così il lavoro di Superflex trova nello spazio di Strozzi un importante luogo simbolico di riflessione.

Una veduta dell’installazione «There Are Other Fish in The Sea» del collettivo Superflex nel cortile di Palazzo Strozzi a Firenze. Foto Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Laura Lombardi, 14 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Il lavoro di Superflex trova a Palazzo Strozzi un importante luogo simbolico di riflessione | Laura Lombardi

Il lavoro di Superflex trova a Palazzo Strozzi un importante luogo simbolico di riflessione | Laura Lombardi