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Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 - € 350.000

Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

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Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 - € 350.000

Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Il manoscritto perduto di Ippolita Sforza torna a Milano

In vendita da Il Ponte Casa d’Aste e stimato 280-350 mila euro, il volume riaffiora dopo secoli di oblio e restituisce un tassello prezioso della biblioteca di una delle donne più colte del Quattrocento italiano

A pochi passi dal Castello Sforzesco, dove per secoli si è condensata la memoria del potere e della cultura milanese, riemerge un volume che sembrava consegnato al silenzio di archivi dispersi e polverosi. Si tratta di un codice miniato appartenuto a Ippolita Maria Sforza, principessa umanista e tra le figure più significative del Rinascimento lombardo. A presentarlo sul mercato, il prossimo 25 febbraio 2026, è de Il Ponte Casa d’Aste. Il volume, una raffinata trascrizione miniata della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, faceva parte della dote che Ippolita portò con sé nel 1465, lasciando Milano per Napoli in occasione del matrimonio con Alfonso II d’Aragona. Stimato tra i 280 mila e i 350 mila euro, il manoscritto riaffiora dopo secoli di oblio e restituisce un tassello prezioso della biblioteca di una delle donne più colte del Quattrocento italiano.

La sua importanza va infatti ben oltre il valore materiale o la qualità artistica delle miniature. Dei numerosi volumi che accompagnarono Ippolita nel Regno di Napoli, infatti, la maggior parte è andata perduta. Oggi se ne conoscono con certezza soltanto tre. Questo codice diventa così una rara testimonianza diretta di una biblioteca principesca che fu, per ricchezza e coerenza culturale, tra le più raffinate del suo tempo. Cresciuta alla corte sforzesca, Ippolita ricevette un’educazione completa, analoga a quella riservata ai fratelli maschi. Studiò latino, francese e spagnolo, acquisì le basi del greco e praticò discipline considerate allora appannaggio esclusivo dell’aristocrazia maschile, come la falconeria. Ma il centro della sua formazione restò sempre la letteratura. La passione per i testi classici e per i manoscritti miniati si tradusse in una collezione costruita con attenzione, guidata tanto dal contenuto quanto dalla qualità artistica delle opere.

Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 - € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 - € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

I libri che la principessa commissionava o acquistava erano più di semplici oggetti di rappresentanza. Erano strumenti di studio, di riflessione, di dialogo con la tradizione umanistica che attraversava l’Europa del Quattrocento. Accanto a Bibbie e testi devozionali, la sua biblioteca comprendeva numerosi classici latini, letti come fonti di insegnamento morale e politico. Tito Livio occupava qui un posto di rilievo. Le sue storie di Roma, dense di esempi di virtù civica e di governo, erano particolarmente apprezzate nelle corti italiane e ricorrono con frequenza negli inventari librari di Ippolita e del marito Alfonso. Quelle letture trovarono poi applicazione concreta nella vita pubblica della principessa. Trasferitasi a Napoli, Ippolita seppe muoversi con intelligenza nei delicati equilibri politici tra il ducato di Milano e il regno aragonese. Le sue capacità diplomatiche emersero con chiarezza negli anni segnati dalla Congiura dei Pazzi, quando svolse un ruolo centrale nella mediazione tra le principali potenze italiane. La stima di Lorenzo de’ Medici, con cui intrattenne un rapporto di collaborazione e amicizia politica, culminò nella firma del Trattato di Pace che contribuì a stabilizzare la penisola dopo la crisi.

Dopo l’acquisizione del Codice Santini nel 2024 da parte del Ministero della Cultura, oggi conservato al Palazzo Ducale di Urbino, Il Ponte prosegue nel lavoro di valorizzazione di opere di eccezionale rilievo storico. Il manoscritto di Ippolita Sforza, già dichiarato bene di interesse culturale dalla Soprintendenza nel 2007, si inserisce in questo percorso. Anche alla luce dell'impossibilità di lasciare il Paese, l'augurio è che il valore del volume lo porti sulla strada di un'istituzione pubblica, che possa restituirlo all'attenzione di appassionati e studiosi di tutta Italia, e non solo. A tal proposito, prima dell’asta, il codice sarà esposto al pubblico a Palazzo Crivelli il 20, 21 e 22 febbraio 2026.

Davide Landoni, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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