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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliCon questa operazione White Cube diventa la prima galleria britannica a rappresentare stabilmente l’artista cinese naturalizzato statunitense, figura centrale dell’arte contemporanea degli ultimi trent’anni, capace di attraversare simultaneamente spettacolo pubblico, ricerca materiale, diplomazia culturale e mercato globale. L’annuncio arriva in concomitanza con TEFAF New York, dove la galleria presenta una personale dedicata ai nuovi dipinti di uccelli realizzati con polvere da sparo, una serie iniziata nel 2021 che segna un ulteriore sviluppo della sua pratica.
La collaborazione era in preparazione da tempo. Come ha dichiarato Capucine Perrot, direttrice delle relazioni con artisti e musei della galleria, White Cube seguiva Cai fin da una visita nel suo studio di Pechino avvenuta circa vent’anni fa. Il rapporto si è concretizzato dopo la mostra Gunpowder and Abstraction 2015-2025, organizzata lo scorso autunno nella sede londinese di Bermondsey, prima grande esposizione dell’artista a Londra dai tempi del progetto realizzato alla Tate Modern nel 2003. L’accordo conferma anche il progressivo rafforzamento del posizionamento asiatico delle mega-gallerie occidentali. Dopo anni in cui il sistema globale ha guardato soprattutto all’espansione commerciale in Asia, oggi le grandi gallerie cercano figure storicizzate capaci di tenere insieme peso museale, riconoscibilità internazionale e solidità di mercato.
Cai Guo-Qiang incarna perfettamente questa condizione. Nato a Quanzhou nel 1957, trasferitosi prima in Giappone e poi negli Stati Uniti, l’artista ha costruito una pratica immediatamente identificabile attraverso l’utilizzo della polvere da sparo come materiale pittorico e performativo. La sua ricerca si muove da sempre lungo un doppio asse. Da una parte la dimensione controllata del gesto pittorico e del segno combusto; dall’altra la scala spettacolare delle esplosioni pubbliche e dei grandi eventi internazionali. Le installazioni pirotecniche realizzate per le Olimpiadi di Pechino del 2008 hanno consolidato definitivamente la sua immagine globale, trasformandolo in una figura capace di operare simultaneamente dentro il sistema museale, quello statale e quello mediatico. Una posizione che negli anni ha generato anche forti ambiguità politiche e critiche.
Non a caso il suo lavoro continua a produrre reazioni polarizzate. Nel Regno Unito, ad esempio, alcune sue performance pirotecniche avevano provocato proteste ambientaliste e contestazioni pubbliche proprio davanti agli spazi di White Cube. Ma è proprio questa oscillazione continua tra monumentalità spettacolare e riflessione sulla distruzione che mantiene il lavoro di Cai ancora centrale. La polvere da sparo resta infatti un materiale profondamente ambiguo: strumento di guerra, energia, ritualità, celebrazione e cancellazione insieme. I nuovi lavori presentati a Tefaf segnano però anche un cambio atmosferico importante. Dopo decenni dominati dal nero bruciato delle combustioni, Cai introduce infatti tonalità azzurre molto intense, che lui stesso definisce legate alla ricerca di “un colore spirituale”. Il blu diventa così elemento quasi atmosferico e cosmico, ma mantiene una forte instabilità tecnica. La combustione modifica rapidamente le tonalità, rendendo il processo estremamente difficile da controllare. Ancora una volta, il rischio e l’imprevedibilità restano centrali nel suo metodo. Anche il tema degli stormi di uccelli assume una dimensione apertamente contemporanea. Cai lega queste immagini al clima geopolitico e sociale attuale, parlando di “caos, contraddizioni e conflitti”. Gli stormi diventano organismi collettivi instabili, masse in movimento attraversate da tensione e disorientamento.
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