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Nino Mustica, «Martedì 10 aprile 2012», 2012.

Courtesy Scaramouche Art e Archivio Nino Mustica.

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Nino Mustica, «Martedì 10 aprile 2012», 2012.

Courtesy Scaramouche Art e Archivio Nino Mustica.

Le infinite «possibilità di costruzione della forma in tre dimensioni» di Nino Mustica, da Scaramouche

La mostra «Solid Brushstrokes» alla galleria Scaramouche di Milano ripercorre il percorso di Nino Mustica, artista nato ad Adrano nel 1946, tra pittura, scultura e sperimentazione tecnologica. Un’antologica che mette in luce la sua ricerca multidisciplinare e la svolta verso il 3D, evidenziando un linguaggio in cui forma, spazio e colore si fondono in continua trasformazione

Redazione GdA

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«Il mio è un lavoro intenso sul colore, ma trasversale tra pittura, scultura e architettura». In questa frase Nino Mustica condensava l’essenza di una ricerca artistica che ha continuamente forzato i confini della tradizione, aprendo nuove possibilità espressive oltre le categorie consuete. La sua opera si muove infatti in un territorio ibrido e in costante evoluzione, dove pittura, scultura e tecnologia si intrecciano dando forma a lavori mai statici, ma frammenti di un processo in trasformazione continua. Un linguaggio visivo che mette in dialogo materia, struttura e percezione dello spazio, ridefinendo il modo stesso di guardare l’opera d’arte.

Questa visione torna oggi al centro della scena con la mostra «Solid Brushstrokes», ospitata a Milano presso la galleria Scaramouche, un’antologica che ripercorre le tappe fondamentali del percorso di Mustica. Nato ad Adrano nel 1946, pittore e scultore italiano, Mustica ha costruito la propria identità artistica su un approccio profondamente multidisciplinare. A partire dagli anni Settanta ha lavorato per superare i limiti della pittura astratta, trasformando gesto e colore in elementi dinamici e vitali. Il trasferimento a Milano nel 1986 segna una svolta decisiva: qui inizia a confrontarsi con la tecnologia 3D, che diventa strumento per dare forma concreta alle sue visioni, in un continuo slittamento tra pittura, scultura e spazio.

Da questo passaggio prende forma una ricerca sempre più radicale, in cui la sperimentazione diventa metodo e la tecnologia non è mai fine a sé stessa, ma strumento per ampliare le possibilità del linguaggio pittorico. In questo contesto Mustica sviluppa una poetica in cui l’opera non si esaurisce nella sua dimensione fisica, ma si apre a una continua tensione tra immagine, spazio e tempo, anticipando soluzioni visive che mettono in crisi le distinzioni tradizionali tra pittura e scultura. In questo scenario si inserisce anche la dimensione espositiva del suo lavoro, che trova nella mostra «Solid Brushstrokes» una sintesi significativa del suo percorso. L’antologica riunisce circa trenta opere pittoriche e sei sculture realizzate dai primi anni Novanta fino alle produzioni più recenti, offrendo una lettura ampia e stratificata della sua evoluzione artistica.

Particolare rilievo viene dato alla cosiddetta «svolta 3D», fase in cui la ricerca di Mustica si apre in modo decisivo alla sperimentazione tecnologica applicata alla forma. Come sottolineato dal curatore Marco Meneguzzo, si tratta di «un allargamento incredibile delle possibilità di costruzione della forma in tre dimensioni», una definizione che restituisce la portata di un cambiamento che non è solo tecnico, ma soprattutto concettuale. Lo stesso artista descrive questo processo come un’indagine continua sulle potenzialità dello spazio pittorico, inteso non come superficie statica ma come campo dinamico in cui si intrecciano dimensioni diverse. Una visione che si traduce in opere in cui la pittura si espande oltre il quadro e la scultura si avvicina alla logica dell’immagine, in un equilibrio instabile ma coerente con la sua ricerca.

Nino Mustica, «Venerdì 20 novembre 2015», 2015.Courtesy Scaramouche Art e Archivio Nino Mustica.

Redazione GdA, 09 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Le infinite «possibilità di costruzione della forma in tre dimensioni» di Nino Mustica, da Scaramouche | Redazione GdA

Le infinite «possibilità di costruzione della forma in tre dimensioni» di Nino Mustica, da Scaramouche | Redazione GdA