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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliUn cerchio rosso, sospeso come un sole interiore, vibra nello spazio scuro della tela; attorno, forme che sembrano nascere e dissolversi, come organismi in trasformazione. È un universo silenzioso ma pulsante, in cui linee e colori parlano una lingua segreta. Da questa visione rarefatta e potentissima riaffiora uno dei vertici estremi dell’astrazione del Novecento: «Le rond rouge» di Wassily Kandinsky, pronto a guidare la 20th/21st Century: London Evening Sale di Christie's, il 5 marzo 2026. Una vendita che si annuncia già come uno degli appuntamenti chiave della stagione europea.
Realizzato nel 1939, il grande olio su tela sarà offerto con una stima compresa tra 10,5 e 15,5 milioni di sterline. Ma al di là delle cifre, è il suo peso storico a colpire. «Le rond rouge» appartiene all’ultima, decisiva stagione creativa dell’artista, quando Kandinsky, dopo aver lasciato la Germania nel 1933 per sottrarsi al clima sempre più oppressivo del regime nazista, si stabilisce a Parigi con la moglie Nina. È un periodo di isolamento relativo, ma anche di profonda reinvenzione.
Nella capitale francese, immerso nei fermenti dell’avanguardia, Kandinsky abbandona progressivamente il rigore geometrico che aveva caratterizzato molte opere degli anni precedenti. Al suo posto emergono forme biomorfe, ameboidi, quasi embrionali. L’artista si appassiona alla biologia, alle teorie della creazione, alle illustrazioni scientifiche; osserva la vita marina lungo le coste francesi e trasforma quelle suggestioni in un lessico pittorico nuovo, inaspettato. La sua astrazione si fa più organica, più fluida, ma non meno strutturata.
In «Le rond rouge» queste tensioni trovano un equilibrio magistrale. Griglie sottili e blocchi rettangolari convivono con linee curve e archi dinamici, in una composizione che trattiene forze opposte senza mai scioglierle del tutto. Il cerchio rosso, in alto a destra, non è soltanto un elemento formale: è un fulcro energetico, un punto di condensazione che irradia vibrazioni cromatiche sull’intera superficie. Se Kandinsky stesso scriveva che «ogni vera pittura è poesia», qui manifesta in modo evidente come il colore possa diventare suono, ritmo, respiro.
Significativo il cambio di tavolozza. Negli anni parigini l’artista adotta tonalità più morbide, talvolta pastello, che attribuisce alla luce della città. Su un fondo scuro, i colori brillano come attraversati da una luminescenza interna. Una forma chiara, simile a una nube, avvolge e isola le figure, separandole dallo sfondo attraverso sottili linee blu variegate. Il risultato è una superficie viva, attraversata da una tensione invisibile ma tangibile.
La storia collezionistica rafforza ulteriormente il carattere museale dell’opera. Rimasta nella raccolta personale di Kandinsky fino alla morte, nel 1944, la tela passò poi alla moglie Nina, cui l’artista aveva destinato i lavori che meglio incarnavano la sua visione. In seguito entrò nella prestigiosa Galerie Maeght, quindi nella collezione dell'imprenditore e mecenate svizzero Gustav Zumsteg, prima di approdare alla Fridart Collection.
Anche la storia espositiva è eloquente. Dopo l’esordio alla Galerie René Drouin di Parigi nel 1946, l’opera fu inclusa nella grande retrospettiva allo Stedelijk Museum tra il 1947 e il 1948, tappa fondamentale per la consacrazione postuma dell’artista. Nel 1986 comparve alla Biennale di Venezia, e più recentemente è rimasta per sedici anni in prestito alla The Courtauld Gallery, dal 2002 al 2018. Quanto al mercato, la comparsa di opere di questa qualità, appartenenti alla fase finale di Kandinsky, sono estremamente rare.
Wassily Kandinsky, «Le rond rouge», 1939. Stima £10,500,000-15,500,000
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