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Inez & Vinoodh, «Think Love», 2025

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Inez & Vinoodh, «Think Love», 2025

Il territorio ibrido di Inez & Vinoodh sospeso tra intimità e costruzione, quotidiano e perturbante

Al Kunstmuseum Den Haag le immagini dei due fotografi dialogano tra loro generando nuove connessioni e mettendo in discussione il medium come semplice riflesso del reale

Alessia De Michelis

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A interrogare il rapporto tra immagine, identità e desiderio è innanzitutto «Can Love Be A Photograph-40 Years of Inez & Vinoodh», il catalogo che accompagna l’omonima retrospettiva al Kunstmuseum Den Haag (L’Aia, fino al 6 settembre). Con saggi di Donatien Grau, Francesco Bonami, Pamela Chen e Willemijn van der Zwaan, e un’intervista di Tilda Swinton, la pubblicazione restituisce la complessità di un percorso artistico che attraversa arte, moda e cultura visiva contemporanea.

«Inez & Vinoodh sono riusciti a creare qualcosa di assolutamente fantastico: una realtà invisibile che sembra artificiale ma non lo è, scriveva Bonami in Inner Invisible Artificiality (2025). Una realtà che parla del nostro mondo interiore inafferrabile e del suo rapporto con le nostre percezioni e la nostra immaginazione. Un mondo in cui l'amore e la passione, una volta incontratisi, non possono più separarsi. Benedetti e condannati allo stesso tempo. Sì».

La mostra si configura come un’esperienza immersiva che rifiuta la linearità cronologica a favore di una strutturazione tematica: le immagini dialogano tra loro generando nuove connessioni e mettendo in discussione la fotografia come semplice riflesso del reale. Ne emerge una riflessione stratificata su genere, identità e potere della bellezza, dove ogni scatto diventa una forma di autoritratto condiviso, testimonianza di una relazione artistica e sentimentale.

Fulcro dell’esposizione è la sezione «The Psychomorphic Phenomenon», che riunisce per la prima volta tre serie dei primi anni Novanta. Qui la manipolazione digitale, di cui Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin sono pionieri, restituisce corpi e volti attraversati da tensioni emotive e sociali: dalla ricerca ossessiva della perfezione fisica («Thank You Thigh Master», 1992), all’ambiguità dell’infanzia («Final Fantasy», 1993), fino alle dinamiche di potere («The Forest», 1995).

Motivo centrale è «The Kiss», esplorazione della fusione fisica ed emotiva che attraversa la loro produzione dal 1999. Accanto alle opere storiche della serie «Me Kissing…», i lavori più recenti di «Think Love» suggeriscono una trasmissione affettiva e simbolica tra generazioni.

Un’intera sezione è dedicata alla loro produzione editoriale e alle campagne per maison come Dior, Gucci, Louis Vuitton e Chanel, dove il linguaggio della moda viene sovvertito in chiave allegorica. Ritratti monumentali di icone contemporanee convivono con nature morte floreali, in un pantheon visivo che interroga crescita, energia e trasformazione.

Con 18 sale e oltre quattro decenni di lavoro, la retrospettiva al Kunstmuseum Den Haag celebra la pratica di Inez & Vinoodh come territorio ibrido, sospeso tra intimità e costruzione, tra quotidiano e perturbante.

Inez & Vinoodh, «Kate», 1999

Inez & Vinoodh, «Pitcher Plant, 1 Purple Iris, 1 Lady Slipper», 2013

Alessia De Michelis, 24 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Il territorio ibrido di Inez & Vinoodh sospeso tra intimità e costruzione, quotidiano e perturbante | Alessia De Michelis

Il territorio ibrido di Inez & Vinoodh sospeso tra intimità e costruzione, quotidiano e perturbante | Alessia De Michelis