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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliNel Nord-ovest della Scozia un’équipe di archeologi ha acquisito nuove informazioni su un’isola artificiale risalente a 5mila anni fa, nascosta sotto le acque del Loch Bhorgastail, sull’isola di Lewis (Ebridi Esterne). Quella che oggi appare come una piccola isola rocciosa era un tempo una piattaforma in legno costruita con cura, risalente al Neolitico, il che rende il sito più antico di Stonehenge.
Un gruppo di ricerca dell’Università di Southampton, in collaborazione con colleghi dell’Università di Reading, ha studiato il «crannog», un tipo di piccola isola artificiale presente nei laghi scozzesi. I crannog sono in genere datati all’Età del Ferro e ai periodi successivi, ma prove sempre più numerose dimostrano che alcuni di essi risalgono a un’epoca molto più antica, tra il 3800 e il 3300 a.C.
Gli scavi e le indagini subacquee hanno rivelato che il crannog di Loch Bhorgastail nacque come una piattaforma circolare in legno larga circa 23 metri. Vennero posati strati di legname e sterpaglie per creare la base. Circa 2mila anni dopo, durante l’Età del Bronzo media, furono aggiunte altre sterpaglie e alcune parti della struttura vennero coperte con pietre. Un’altra fase di costruzione seguì nell’Età del Ferro, circa un millennio dopo. I ricercatori hanno poi trovato tracce di una passerella di pietra sommersa che collegava l’isola alla riva: un tempo il sito infatti era più facilmente accessibile, prima che il livello dell’acqua cambiasse.
Le acque che circondano l’isola contenevano centinaia di frammenti di ceramica neolitica, tra cui pezzi di vasi e ciotole. Alcuni recipienti conservavano ancora tracce di residui alimentari. Gli archeologi ritengono che questi reperti indichino una ripetuta attività comunitaria, che probabilmente comprendeva la cottura, la preparazione del cibo e i raduni. La quantità di lavoro necessaria per costruire tali isole suggerisce l’esistenza di comunità organizzate, dotate di una forza lavoro sufficienti per costruire in un ambiente lacustre.
Lo studio di siti come questo è sempre stato difficile perché i metodi archeologici tradizionali funzionano bene sia sulla terraferma, sia in acque profonde, ma non nella stretta zona intermedia. Quest’area poco profonda, spesso con meno di un metro di profondità, crea quella che i ricercatori definiscono una «fascia bianca» di dati mancanti, dove né gli strumenti di rilevamento terrestri né le apparecchiature geofisiche marine funzionano in modo efficace.
Per risolvere questo problema, il team ha sviluppato un nuovo metodo di lavoro che in acque poco profonde utilizza la stereofotogrammetria. La fotogrammetria crea modelli digitali 3D dettagliati combinando molte fotografie sovrapposte. In questo caso, gli archeologi hanno utilizzato due fotocamere impermeabili montate a una distanza fissa l’una dall’altra su un telaio.
Il metodo ha anche combinato le immagini subacquee con i rilievi effettuati dai droni sopra il sito. Ciò ha permesso di ottenere modelli digitali ad alta risoluzione, mappe altimetriche e «ortomosaici» (mappe cartografiche ad alta risoluzione, generate unendo molteplici immagini aeree, solitamente da droni) che coprono sia l’isola rocciosa visibile, sia i resti archeologici sommersi. I ricercatori hanno affermato che il sistema ha raggiunto livelli di precisione paragonabili a quelli dei rilievi effettuati con i droni sulla terraferma.
L’acquisizione di immagini in acque poco profonde presenta solitamente diversi problemi. I sedimenti fini intorbidano l’acqua, la vegetazione ostacola la visibilità e la luce solare riflessa distorce le immagini. Questi problemi hanno reso per anni frustrante la documentazione archeologica in acque estremamente basse. Il nuovo metodo di lavoro ha ridotto molti di questi ostacoli e ha determinato una prassi ripetibile per il futuro lavoro sul campo.
Al di là di Loch Bhorgastail, la tecnica offre agli archeologi un modo pratico per documentare il difficile confine tra terra e acqua, un’area in cui spesso sopravvivono testimonianze di antichi insediamenti, siti rituali e attività costiere.
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