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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliNel piccolo e antico centro amiatino di Piancastagnaio, ai margini meridionali della provincia di Siena, Palazzo Bourbon del Monte costituisce, insieme alla Rocca Aldobrandesca, una delle principali emergenze storiche e monumentali. Il palazzo apparteneva alla famiglia del marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte, ex capitano delle fanterie della Repubblica di Venezia, che nel 1601 ricevette come feudo l’antico abitato, attestato fin dall’VIII sec. d.C., dal Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici. Oltre a restaurare la Chiesa della Madonna di San Pietro e il Convento di San Bartolomeo, il nobile condottiero fece impiantare cento castagni da frutto e decise di realizzare nel Terziere di Voltaia, a partire dal 1605, un imponente e ambizioso palazzo dai magnifici giardini abbelliti da fontane, vasche e peschiere, dei quali rimangono pochissime tracce ma esaurienti descrizioni.
Il progetto architettonico si deve plausibilmente a Valentino Martelli, ex allievo romano di Michelangelo e membro della corporazione dei «pittori di Perugia». Nonostante le riforme lorenesi del 1749 e 1786 che abolirono formalmente il feudalesimo, la famiglia Bourbon del Monte non perse le proprietà del Monte Amiata, tanto che residenza e possedimenti di Piancastagnaio furono venduti solo nel 1871 dalla marchesa Maria Maddalena a Mons. Antonio Pellegrini, la cui famiglia ne rimase in possesso fino al secondo dopoguerra e trasformò il palazzo in deposito agricolo. L’edificio venne allora venduto e frazionato in appartamenti, locali pubblici, laboratori artigianali e cantine. Nel 1989 il dissestato palazzo venne evacuato, dichiarato inagibile e abbandonato.
Palazzo Bourbon del Monte a Piancastagnaio (Si)
Ora la Regione Toscana ha destinato per il suo recupero funzionale un contributo di 390mila euro, sostenendo il progetto del Comune che ne prevede la trasformazione in Museo Civico allo scopo di ospitare e rendere accessibile il significativo patrimonio documentale e artistico del paese. Il finanziamento si inserisce nel progetto regionale Toscana Diffusa, che come sostiene il da poco rieletto presidente Eugenio Giani mira «non solo alla messa in sicurezza e al recupero di beni architettonici e artistici di rilevante importanza, ma mette al centro chi vive e lavora nei borghi toscani in un contesto di ripristino di tutti gli spazi di interesse pubblico funzionali alla conservazione del contesto sociale, civile e aggregativo delle comunità locali». L’incarico per la progettazione architettonica, il restauro con consolidamento strutturale e la fattibilità tecnica ed economica è stato assegnato nel 2020 allo studio De Vita & Schulze Architetti di Firenze.
«È necessario partire subito con i lavori di alleggerimento della struttura, circa il 90% dell’edificio. Sarà un’operazione delicata, soprattutto per le parti più esposte verso valle, prive di un ancoraggio diretto nella roccia, sostiene l’assessore alla Cultura di Piancastagnaio Pierluigi Piccini. Ma il progetto prevede qualcosa di più di un museo: vuole restituire al palazzo una funzione polivalente, capace di ospitare cultura, ricerca, servizi per i cittadini e momenti di vita comunitaria. Tutto questo richiede un modello di gestione chiaro e sostenibile, capace di garantire qualità culturale e di non pesare eccessivamente sul bilancio comunale».
Palazzo Bourbon del Monte a Piancastagnaio (Si)
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