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Veduta aerea parziale dell’area oggetto di scavo nel quartiere di Pietralata a Roma

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Veduta aerea parziale dell’area oggetto di scavo nel quartiere di Pietralata a Roma

In via di Pietralata a Roma nell’antichità si praticava il culto di Ercole

Sono riemerse due vasche monumentali di grandi dimensioni, due tombe di età repubblicana e un sacello a pianta quadrangolare, costruito sopra un deposito votivo, in un luogo probabilmente dedicato alla venerazione dell’eroe

Roberto Mercuzio

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Nel corso di alcuni scavi nel quartiere romano di Pietralata (il 21mo della Capitale), condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, è venuto alla luce un luogo probabilmente dedicato al culto di Ercole. Nella fattispecie, sono state rinvenute due vasche monumentali, un sacello e due tombe di età repubblicana. Si tratta di un contesto di grande interesse che documenta una frequentazione del sito dal V-IV secolo a.C. fino al I secolo d.C.

Queste indagini archeologiche di carattere preventivo, Iniziate nell’estate del 2022 e condotte dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, all’interno di un’area di circa 4 ettari, sono state svolte in fase preliminare all’attuazione di un programma urbanistico nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata.

Di particolare rilievo è il sacello a pianta quadrangolare, costruito sopra un deposito votivo e collegato, secondo le prime ipotesi scientifiche, al culto di Ercole, divinità diffusamente venerata lungo la via Tiburtina. Le due tombe a camera, appartenenti con ogni probabilità a una gens facoltosa, testimoniano inoltre la presenza di un insediamento aristocratico strutturato in età repubblicana.

«Le periferie moderne si rivelano depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare, ha dichiarato al sito d’informazione RomaToday Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma. Anche se apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa, che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo».

Gli scavi, diretti dalla Soprintendenza Speciale di Roma, proseguiranno nei prossimi mesi e, al termine delle attività sul campo, sarà avviato uno studio finalizzato alla valorizzazione dell’area.

La strada rinvenuta durante gli scavi si articola in due tratti distinti: uno, più vicino a via di Pietralata, in terra battuta; l’altro, in prossimità di via Feronia, tagliato nel tufo. Le prime sicure tracce di una regolarizzazione dell’asse dovrebbero risalire all’età medio-repubblicana (III secolo a.C.), quando venne costruito un grosso muro di contenimento in blocchi di tufo, sostituito poi da un muro in opus incertum.

Dalla strada si poteva accedere a un piccolo edificio di culto a pianta quadrangolare (4,5x5,5 metri), con murature in opus incertum di tufo e all’interno tracce di intonaco. Al centro è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco, da identificare verosimilmente con un altare.

Lo scavo ha evidenziato come il sacello sia stato realizzato al di sopra di un deposito votivo dismesso; al suo interno sono stati trovati piedi, teste, statuine femminili e due figure di bovini in terracotta. Reperti che portano a pensare che il sacello fosse destinato al culto di Ercole, il dio venerato sulla vicina via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, con vari templi. Alcune monete di bronzo permettono di datarne la realizzazione tra la fine del III e il II secolo a.C.

Sul pendio di tufo, due corridoi distinti e paralleli («dromoi») conducono a due tombe a camera databili tra il IV e l’inizio del III secolo a.C. La tomba A presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia, ingresso caratterizzato dalla presenza di un portale in pietra (stipiti e architrave), chiuso internamente da una grossa e pesante lastra monolitica. All’interno della tomba sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne, tutti in peperino. Tra i materiali rinvenuti si segnalano due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta a vernice nera.

La tomba B, realizzata sempre in età repubblicana (III secolo a.C.), era chiusa con grandi blocchi di tufo. Sui lati la camera mortuaria presenta banchine per la deposizione dei defunti, tra cui un uomo di età adulta di cui è stata per ora recuperata soltanto una parte del cranio, su cui è stato identificato il segno di una trapanazione chirurgica.

Delle due vasche, la prima, posizionata a est (misura 28x10 metri ca, per una profondità di 2,10 metri) è stata realizzata nel II secolo a.C. La seconda, a sud, raggiunge una profondità di circa 4 metri.

«Le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti. Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive o legate alla raccolta delle acque, spiega Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma. Le tombe invece costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare».

Roberto Mercuzio, 14 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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