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Tre mostre a Milano che si articolano come un’indagine sulla rappresentazione tra percezione e memoria, attraverso un programma che intreccia collaborazioni istituzionali e dialoghi intergenerazionali
- Alessia De Michelis
- 20 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Marc Camille, «Chaimowic», 2012, Tate Modern, Andy Keate shoot
Intimità e storia collettiva si stratificano nella primavera della Fondazione Ica
Tre mostre a Milano che si articolano come un’indagine sulla rappresentazione tra percezione e memoria, attraverso un programma che intreccia collaborazioni istituzionali e dialoghi intergenerazionali
- Alessia De Michelis
- 20 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliLa primavera della Fondazione ICA Milano si articola come un’indagine sulla rappresentazione tra percezione e memoria, attraverso un programma che intreccia collaborazioni istituzionali e dialoghi intergenerazionali.
Il 19 marzo inaugurano due mostre che riflettono sul tempo ciclico (affettivo, biologico e storico) attraverso ambienti immersivi e immagini contemplative. Al piano terra, «The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits», a cura di Rita Selvaggio con il supporto di Giulia Civardi, nasce dalla collaborazione con la Nicoletta Fiorucci Foundation. Il progetto mette in dialogo l’installazione «Jean Cocteau» (2003-14) di Marc Camille Chaimowicz con un intervento site specific di Dozie Kanu. Due «stanze» autonome si osservano come superfici riflettenti, attivando una genealogia che attraversa anche Jean Cocteau, cui è dedicata la proiezione de «Il testamento di Orfeo» (1960) presso Fondazione Prada.
Nella project room, invece, «52 Ludlow» di Giovanni Stefano Ghidini, a cura di Alberto Salvadori, presenta per la prima volta tre opere dell’omonima serie sviluppata nell’arco di venticinque anni. Nati sul tetto di un edificio del Lower East Side, dove l’artista ha coltivato e trasformato girasoli in presenze monumentali, i lavori (culminati in stampe al platino del 2022) meditano sull’impermanenza e sulla capacità adattiva della vita.
Dal 13 aprile al 10 luglio, la collettiva «Dancing at the Edge of the World», a cura di Federico Giani e Chiara Nuzzi, presenta i finalisti dell’ottava edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro. Le ricerche di Bronwyn Katz, Dan Lie, Trương Công Tùng, Luana Vitra e Yu Ji compongono un atlante di pratiche scultoree che interrogano identità, materia e trasformazione, restituendo una pluralità di visioni sulle urgenze del presente.
Attraverso questi tre capitoli, la Fondazione costruisce uno spazio di ascolto e risonanza in cui intimità e storia collettiva si stratificano, rendendo visibili le eredità del passato e le tensioni del presente.