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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliNell’ambito del grande progetto di restauro del Battistero di Firenze, avviato nel 2014 sotto la sorveglianza della Soprintendenza Abap per la Città metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha terminato l’intervento sulla Madre Terra, porzione quadrata di 3,30 m di lato della magnifica sequenza di tappeti marmorei che, plausibilmente dal XII secolo, quasi interamente pavimentano l’edificio del Battistero, fatta eccezione per l’area in cocciopesto corrispondente all’ex vasca liturgica centrale e alle sue pertinenze. Come afferma Samuele Caciagli, architetto dell’Opa responsabile dell’ufficio tecnico, la magnificenza del «bel San Giovanni» dantesco «fu possibile grazie anche all’Arte di Calimala, la più potente fra le corporazioni professionali che formavano il tessuto politico e sociale dell’antico Comune fiorentino. Calimala riuniva i mercanti di tessuti, con commerci e affari finanziari in tutta Europa e in Oriente: dalla fine del XII secolo divenne per molti secoli lo sponsor delle imprese artistiche destinate ad abbellire il Battistero, il tempio per eccellenza rappresentativo della città e della sua supremazia». L’intervento ha goduto del contributo di Tauck, il più importante operatore turistico statunitense, specializzato in ambito crocieristico, che quest’anno festeggia a Firenze 100 anni di attività.
Come accade per la cosiddetta «guida» centrale della Basilica di San Miniato, edificio che presenta molte affinità con il Battistero dovute all’analoga supervisione di Calimala, anche il Battistero presentava un percorso sacro processionale, che dalla porta principale (la Porta del Paradiso), passando sopra il tappeto della Madre Terra (il mondo terrestre con animali e piante), attraversava lo Zodiaco (la sfera celeste) per concludersi alla vasca battesimale rimossa nel Cinquecento (grazia e salvezza).

Madre Terra prima del restauro. Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore

Madre Terra dopo il restauro. Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Fabio Muzzi
La Madre Terra presenta una complessa figurazione. Due cornici quadrate, a motivi una floreali e l’altra romboidali, iscrivono tre cerchi concentrici, perimetrati da fasce con decori geometrici: il cerchio più esterno è composto da 16 medaglioni (molti dei quali non più visibili) con coppie di grifi rampanti alternate a medaglioni con motivi floreali. Nella corona centrale si trovano altri sedici clipei decorati con coppie di animali addossate, mentre il cerchio interno, totalmente levigato dall’usura, non conserva tracce del disegno originale. Di grande interesse la decorazione angolare del quadrato, in cui le coppie di simurg (uccelli fantastici della mitologia persiana) sono forse l’elemento più evidente di un’influenza araba di particolare pregnanza nella Firenze romanica dell’XI-XII secolo, resa possibile dai fiorenti traffici commerciali, relativi anche a beni di lusso come tappeti e tessuti, attivati dal porto di Pisa soprattutto con l’Impero Bizantino.
Costituita da lastre di marmo bianco apuano, accostate tra di loro con giunti di 5 millimetri, con intarsi in serpentino verde di Prato, la Madre Terra presentava una forte consunzione, dovuta in larga parte al secolare calpestio, e significative mancanze di tarsie che rendevano illeggibile il quadrante, così come quello limitrofo dello Zodiaco. In particolare il degrado del verde di Prato inizia con la frantumazione e il distacco di piccole scaglie, accelerando rapidamente fino al completo disfacimento.
L’intervento di restauro ha ricostruito sulla base del disegno originale le geometrie perdute, seguendo moderni criteri di riconoscibilità e reversibilità dell’intervento.

Pavimentazione del Battistero con Madre Terra. Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Alberto Conti
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