Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
La Biblioteca Braidense di Milano si unisce alle celebrazioni per il centenario di Francesco Somaini presentando un importante affondo su quei lavori su carta (disegni, fotografie, foto-collage e fotomontaggi) con cui l’artista (1926-2005) esplorava, in anni più che precoci, le interazioni tra scultura e architettura, città e ambiente.
Fulvio Irace ha selezionato un centinaio di queste testimonianze, in gran parte inedite, tutte provenienti dall’archivio dell’artista (guidato dalla figlia Luisa Somaini, storica dell’arte) e tutte realizzate tra il 1970 e il 1979, e le ha riunite, insieme ad alcuni documenti, nella mostra «SOMAINI. PREMONIZIONI: l’arte del fotomontaggio», presentata dal 12 maggio al 6 giugno nella Sala Teresiana della Biblioteca Braidense.
Intellettuale profetico e visionario, militante nella ricerca di un’«ecologia totale», Francesco Somaini prese a riflettere sul tema della città sin dagli anni Sessanta, nei suoi primi soggiorni negli Stati Uniti (è del 1960 la sua prima mostra a New York) e tanto più poté approfondirlo dal 1970, quando ricevette commesse per opere monumentali dalle città di Atlanta, Baltimora e Rochester. Avrebbe poi sistematizzato tali riflessioni nel libro Urgenza della città, uscito da Mazzotta nel 1972, scritto a quattro mani con l’amico e sodale Enrico Crispolti.
I fotomontaggi gli offrivano lo strumento ideale per suggerire interventi «umanizzanti» sull’algida disumanità delle città frutto dell’«International Style», in un’ottica che certo non prevedeva di guardare indietro, al passato ma di rendere, appunto, più umano l’habitat urbano. Dopo i fotomontaggi su New York (1974-76), fu la volta di quelli su Arcevia (1976), Mantova (1977), Venezia (1978) e Duisburg (1978-79), poi presentati in varie mostre in Italia e all’estero. Era una sfida non da poco, quella che Somaini lanciava attraverso i fotomontaggi, che gli consentivano esplorazioni intellettuali e visive senza limiti: fra i più impressionanti per efficacia comunicativa, quelli su Venezia, in uno dei quali si vedono le cupole di San Marco «galleggiare» sinistramente sulle acque della laguna, mentre in un’altra, in cui un transatlantico colossale sembra puntare dritto sul campanile di San Marco, l’artista anticipa gli scatti (questi, purtroppo, un reportage e non un incubo futuribile come il suo) di Gianni Berengo Gardin (1930-2025). «Il fotomontaggio, sosteneva Somaini, ha una forza di impatto sul pubblico che gli deriva dalla fotografia e dalla supposizione di verità che circonda, nell’opinione comune, la fotografia stessa, per cui la manipolazione che incide su codesta credibilità acquista un più forte valore provocatorio».
Il percorso della mostra si articola in 12 espositori in cui si segue questo ambito del suo lavoro fino alle soglie degli anni Ottanta, con la serie delle «Ammonizioni e premonizioni» per Duisburg, dove sui vedono disegni inediti incredibilmente anticipatori del pensiero del nostro tempo. In due vetrine trovano poi posto i libri sul tema, da Urgenza nella città (1972) a Corpo Urbano: dalla scultura alla città. Scritti polemici (1970-1982), a cura di Fulvio Irace, recentemente pubblicato da Johan & Levi (2026). L’omaggio della Braidense è il primo dei tre progetti espositivi curati a Milano da Fulvio Irace, che proseguiranno in autunno con «Giardini inqueti» al CASVA, Centro di Alti Studi per le Arti Visive, e «Corpo urbano» nella sede della Fondazione Somaini ETS, in corso di Porta Vigentina 31.
Francesco Somaini, «Sfinge di Manhattan: proposta per la costruzione di un centro di spettacolo e di studi audiovisivi», 1974. Courtesy Archivio Francesco Somaini / Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS
Francesco Somaini, «Morte a Venezia: morte per turismo, 1978». Courtesy Archivio Francesco Somaini / Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS