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Oltre sessanta opere che esplorano la natura poliedrica della carta nell’arte contemporanea, un’esposizione al femminile che rivela come la carta possa farsi specchio delle fragilità umane
- Arianna Scinardo
- 25 giugno 2026
- 00’minuti di lettura
Mona Hatoum, «Drawing Heat I (1)», 2017, The Menil Collection, Houston
© Mona Hatoum. Foto Paul Hester
La Manil Collection di Houston racconta le trasformazioni della carta
Oltre sessanta opere che esplorano la natura poliedrica della carta nell’arte contemporanea, un’esposizione al femminile che rivela come la carta possa farsi specchio delle fragilità umane
- Arianna Scinardo
- 25 giugno 2026
- 00’minuti di lettura
Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliSin dall’infanzia la carta rappresenta la nostra prima forma d’arte spontanea: un materiale quotidiano che impariamo a tagliare, stropicciare, forare e piegare. Su questa gestualità elementare si innesta «Fragility», la collettiva che il Menil Drawing Institute di Houston ospiterà dal 10 settembre al 24 gennaio 2027. Curata da Kelly Montana, l’esposizione indaga la trasformazione fisica della carta attraverso processi che sfidano la tradizione del disegno: perforazioni, abrasioni, cuciture e bruciature, fino a comprendere sculture tridimensionali.
Il percorso costruisce un dialogo tra artiste di rilievo internazionale che hanno eletto la carta a mezzo espressivo. Tra queste, Lee Krasner, figura di spicco dell’Espressionismo astratto americano della metà del Novecento, nota per il rigore autocritico che la spingeva a distruggere i propri fogli per rigenerarli in collage astratti. Trovano spazio anche le opere della ceca Adriena Šimotová, che negli anni della censura sovietica stratificava la carta velina modellandola sul proprio corpo, e l’installazione «poche» (2014) di Ann Hamilton, in cui la lana cucita tra fogli artigianali diventa metafora di protezione e cura. Significativa è poi la presenza di Zarina, che ha impresso sulla carta il trauma dell’esilio e del lutto attraverso una meticolosa punzonatura ad ago.
Al centro della mostra, l’idea che la carta sia un materiale vivo capace di rivelare, attraverso le sue alterazioni, la facilità con cui cede ma anche di affermare la propria resistenza. Un dualismo che riflette la resilienza umana.
Il Menil Drawing Institute dal 2008 è l’unica istituzione indipendente negli Stati Uniti interamente dedicata alla ricerca, alla conservazione e all’esposizione del disegno moderno. Una vocazione che «Fragility» incarna con coerenza, riannodando il filo con la visione dei fondatori della collezione, John e Dominique de Menil: quella di un’arte radicata nella vita e nell’esperienza collettiva.
Amy Sillman, «Rome #1», 2014, The Menil Collection, Houston. © Amy Sillman. Foto Paul Hester