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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliOgni immagine è una scelta, un modo di interpretare uno spazio, di restituire la relazione tra memoria, esperienza e sguardo. Quando il paesaggio è una città, la fotografia diventa anche uno strumento di lettura: osservare i luoghi, riconoscerne le stratificazioni, coglierne i passaggi e i silenzi. Da questa prospettiva nasce «Ancona Revisited», mostra allestita dal 18 aprile al 14 giugno negli spazi della Mole Vanvitelliana. Il progetto mette in dialogo le fotografie di Massimo Baldini con i versi di Franco Scataglini (Ancona, 1930-Numana, 1994), una delle voci più originali della stagione neodialettale del Novecento. La mostra è realizzata con il sostegno del Comune di Ancona ed è accompagnata da scritti inediti di Franco Brevini e Marta Paraventi.
Ancona è una città che non si offre immediatamente allo sguardo. La sua identità emerge nei passaggi tra mare e collina, negli interstizi urbani, nei dettagli quotidiani. Baldini attraversa questi spazi senza cercare effetti spettacolari. Le sue fotografie osservano scale, fronti urbani, scorci del porto della città e del suo territorio, rivelando una geografia fatta di soglie: tra alto e basso, aperto e chiuso, tempo vissuto e tempo immaginato. Il titolo «Revisited» indica proprio questo ritorno consapevole. Non una semplice documentazione, ma una rilettura del luogo, resa possibile dalla distanza e dall’attenzione dello sguardo. In questo percorso visivo si inseriscono i versi di Scataglini. La sua lingua, prossima all’italiano, ma segnata dal dialetto, introduce una dimensione simbolica che accompagna le immagini senza illustrarle. Fotografia e poesia procedono per risonanze: l’una indica, l’altra interpreta. La mostra presenta 36 fotografie a colori di grandi dimensioni (180x180 cm) su tessuto blockout, 59 su carta fine art Canson Infinity, 20 pannelli con versi di Scataglini e il video «Esplumeor» di Stefano Meldolesi, ritratto del poeta. La photo curatorship è di Alessia Locatelli, l’allestimento dell’architetto Fabio Pandolfi. «Di cosa è fatto un paesaggio? Di immagini, ma anche di pensieri, memorie e aspettative», osserva Baldini. «Come mostrano i versi di Franco Scataglini, realistici e al tempo stesso visionari, senza questa dimensione simbolica lo spirito di un luogo, il genius loci, resta inerte. Senza questo senso di meraviglia e continua riscoperta, da qui l’attributo revisited, il paesaggio si riduce a un compendio di luoghi comuni. Io cerco di sventarli con la complicità della poesia».