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Fred Herzog, «Man with Bandage», 1968

© Estate of Fred Herzog

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Fred Herzog, «Man with Bandage», 1968

© Estate of Fred Herzog

La National Gallery of Canada esplora la vita urbana con l’aiuto della fotografia

La mostra nel museo di Ottawa raccoglie 180 immagini di oltre cento fotografi del XX secolo divisi in tre sezioni, ciascuna dedicata a raccontare una sfaccettatura del concetto di centro urbano

Anna Aglietta

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Come si definisce una città? Che cosa la rende unica? E come raccontarlo? A partire dall’11 dicembre, e fino al 15 marzo 2026, la National Gallery of Canada, a Ottawa, propone delle risposte usando il medium della fotografia: «Camera and the City» porta insieme oltre cento fotografi del XX secolo, i quali, con rullino e obiettivo, hanno immortalato lo spirito e lo sviluppo delle città moderne. Curata da Andrea Kunard, Jasmine Inglis e Darcy Niemczak, la mostra raccoglie 180 immagini della collezione dell’istituzione e si divide in tre sezioni, ciascuna dedicata a raccontare una sfaccettatura del concetto di centro urbano.

Ad accogliere lo spettatore è una visione astratta, estetica, della città: «The City in Soft and Sharp Focus» (la città sfocata e nitida) esplora i diversi approcci alla fotografia urbana e la loro relazione alla trasformazione del paesaggio urbano, ridisegnati da grattacieli, automobili, ponti e colorati dal grigio brillante dell’acciaio. Le opere in sala raccontano delle due prospettive adottate dai fotografi dell’epoca: mentre molti, presi dall’entusiasmo per il progresso e l’innovazione scientifica e ingegneristica, hanno rappresentato queste nuove geometrie con scatti nitidi, angoli inusuali, nuove tecniche sperimentali e tagli radicali, altri hanno risposto in maniera nostalgica, con fotografie sfocate, semplici, che raccontano un mondo in via di scomparsa.

La visita continua poi con un’analisi della città come luogo dinamico, in continuo cambiamento, grazie a influenze interne e esterne. «Movement and the City» si concentra sugli scambi di energia, sulle automobili che creano un traffico mai esistito prima, sulle pubblicità che all’improvviso colorano gli edifici e, soprattutto, sugli individui che diventano parte della folla, che riempie e occupa le strade, crea movimento e che può assumere una volontà individuale, positiva o negativa in base alle circostanze.

A chiudere la mostra c’è la città come comunità, come luogo di relazione e di connessione umana. Con l’evoluzione degli strumenti fotografici alla fine del XIX secolo, sparisce l’esigenza di lunghe pose e tempi di esposizione: il risultato è la crescente popolarità della fotografia di strada, che valorizza immagini spontanee e drammatiche dei cittadini. In «City as Theatre», i fotografi testimoniano e documentano come la città diventi lo sfondo di un movimento di trasformazione sociale e politico, dai messaggi anonimi sui cartelloni, ai raduni di leader culturali fino alle manifestazioni, sia pacifiche che violente, che hanno caratterizzato il Novecento.

Tra i nomi esposti ci sono i soliti sospetti, come, ad esempio, Walker Evans, Diane Arbus e Gordon Parks. Al fotografo statunitense Leon Levinstein (1910-88) è dedicata particolare attenzione: anche se, di primo acchito, le sue immagini sembrano semplici ritratti di newyorchesi, osservandole più attentamente si percepisce il senso di isolamento collettivo che permeava la società americana dopo la Seconda guerra mondiale. Gli scatti di Levinstein diventano così espressione dei comportamenti sociali e delle interazioni umane negli spazi pubblici e del sentimento di alienazione che ancora oggi in molti vivono.

Sono però ben rappresentati anche i nomi locali, dall’artista multidisciplinare del Quebec Charles Gagnon, le cui immagini di Montreal sono al contempo scatti spontanei e riflessioni approfondite sulla società, a Fred Herzog, che, per oltre quarant’anni, ha camminato e fotografato le strade di Vancouver e i suoi abitanti; o ancora, Jeff Thomas, della nazione Haudenosaunee (anche conosciuta come Iroquois, con un territorio al confine tra Canada e Stati Uniti), che con le sue opere esplora temi razziali e di genere, con un’attenzione particolare ai popoli indigeni nordamericani, e June Clark, un’artista di colore che utilizza la fotografia per riflettere sulla sua infanzia a Harlem e l’immigrazione a Toronto, in Canada.

James Van Der Zee, «Couple Wearing Racoon Coats with a Cadillac, Taken on West 127th Street» 1932

Anna Aglietta, 29 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

La National Gallery of Canada esplora la vita urbana con l’aiuto della fotografia | Anna Aglietta

La National Gallery of Canada esplora la vita urbana con l’aiuto della fotografia | Anna Aglietta