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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoli«La Bandiera del mondo», opera itinerante realizzata da Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, è entrata per la prima volta in un ospedale. È accaduto ieri nel cortile dell’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola dove, al termine dell’incontro «Bellezza e Cura», promosso dal Cortile dei Gentili, la Fondazione guidata dal cardinale Gianfranco Ravasi in collaborazione con la Fondazione Ospedale Isola Tiberina, è stato lo stesso Pistoletto, nel corso di una performance collettiva, a fissare per primo la prima bandiera di Cuba seguito dai presenti.
Già proposta in altre città, l’opera, con i suoi significati in assonanza con l’attuale momento storico, invita a comporre un simbolo trinamico utilizzando le bandiere dei Paesi delle Nazioni Unite per trasmettere un messaggio di pace in cui ognuno ha un ruolo fondamentale per il corretto mantenimento degli equilibri. «Dobbiamo lavorare per costruire la pace, ha detto Pistoletto. Lo spirito umano deve eliminare la mostruosità animalesca della guerra. L’arte ha il compito di mettere in connessione gli individui e generare una trasformazione sociale e umana: anche i luoghi della cura possono diventare spazi di consapevolezza, ascolto e speranza».
Arte quindi come cura contro la guerra, ma anche contro la malattia. Secondo la World Health Organization, oltre un terzo dei pazienti oncologici sperimenta forme significative di distress psicologico durante il percorso di cura, mentre cresce nella comunità scientifica l’attenzione verso il ruolo che arte, bellezza e qualità degli ambienti possono avere sul benessere della persona malata. L’incontro presso l’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola, che, accanto a Pistoletto, ha registrato gli interventi del cardinale Ravasi, dei professori Vincenzo Valentini e Andrea Gaggioli, del giornalista Corrado Augias, dello storico dell’arte Jacopo Veneziani, è nato proprio da questa consapevolezza.
In una società contemporanea sempre più segnata da ritmi accelerati, isolamento e impoverimento degli spazi di relazione e di esperienza condivisa, i luoghi della cura sono chiamati a interrogarsi non soltanto sull’efficacia clinica delle terapie, ma sulla qualità umana dell’esperienza vissuta dai pazienti. «La bellezza, così come l’arte, ha detto il cardinale Gianfranco Ravasi è una necessità dello spirito umano. Anche nei luoghi della fragilità e della malattia può diventare linguaggio di dignità e speranza» Da qui la necessità di un nuovo paradigma della salute, in cui la bellezza non sia considerata un elemento accessorio, ma una componente integrante del benessere della persona.
«L’arte, ha commentato il professore Vincenzo Valentini, direttore del Centro Oncologico dell’Ospedale Isola Tiberina, non addolcisce la cura, ma la approfondisce e la completa. L’arte del Kintsugi ci ricorda che è possibile costruire una nuova biografia delle persone e che le cicatrici della malattia impastate con l’oro possono diventare un luogo di generatività. In questo ospedale l’arte entra su due rotaie: quella di una beneficialità evidente, perché essere curati in luoghi che possono attivare una meraviglia e una gradevolezza sicuramente ha un beneficio. Ma anche attraverso una beneficialità misurabile. Poniamo molta attenzione a capire le caratteristiche del singolo paziente in termini di relazionalità, di capacità di avere una dimensione spirituale. I pazienti rispondono ai questionari e attraverso valutazioni cliniche e psicologiche vengono esposti all’arte in modo più definito. I risultati clinici sono evidenti».
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