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Redazione
Leggi i suoi articoliRestituire agli anziani il loro posto nel mondo significa restituire loro relazioni, voce, ascolto. Ma anche bellezza. È da questa convinzione che nasce la nuova iniziativa di Fondazione Amplifon, che dopo aver innovato il modo di vivere la socialità nelle RSA con il progetto «Ciao!», porta oggi il design d’autore negli spazi esterni delle residenze sanitarie assistenziali in Italia e nel mondo. Protagonista di questa evoluzione è l’architetta Benedetta Tagliabue, figura di riferimento dell’architettura internazionale e fondatrice di EMBT Architects, chiamata a immaginare una seduta capace di trasformare cortili e giardini delle RSA in luoghi di incontro, dialogo e vitalità.
Fondata all’inizio del 2020, in occasione dei 70 anni del Gruppo Amplifon - leader mondiale nei servizi e nelle soluzioni per la cura dell’udito - Fondazione Amplifon nasce con un obiettivo chiaro: consentire alle persone di raggiungere il loro pieno potenziale nella vita, con un’attenzione particolare agli anziani a rischio di marginalizzazione. La sua iniziativa più importante prende forma proprio nei mesi più difficili della pandemia. Nel 2020 nasce «Ciao!», un progetto sviluppato nelle RSA italiane per restituire agli ospiti, isolati dalle restrizioni sanitarie, la possibilità di rivedere e parlare con i propri cari attraverso sistemi di videoconferenza di altissima qualità. Strumenti poi donati alle strutture e oggi cuore del palinsesto delle diverse attività digitali che vengono svolte quotidianamente.
Dopo aver lavorato sulla connessione e sui contenuti, Fondazione Amplifon compie ora un passo ulteriore, intervenendo sulla qualità degli spazi fisici. L’intuizione è semplice ma potente: la bellezza dei luoghi influisce sul benessere, sulle relazioni e sul senso di appartenenza, anche e soprattutto nella stagione della fragilità. Molte RSA, infatti, sono caratterizzate da ambienti esterni poco valorizzati, talvolta impersonali o trascurati. Da qui la scelta di coinvolgere Benedetta Tagliabue per progettare una seduta da esterno capace di dare nuova forma a cortili e giardini, trasformandoli in spazi accoglienti e desiderabili.
La richiesta fatta all’architetta è stata precisa: creare non solo un oggetto bello, ma anche funzionale, modulare e semplice da installare. Due caratteristiche - semplicità e facilità di montaggio - sono centrali per la visione della Fondazione. Da un lato, consentono di coinvolgere direttamente i volontari, trasformando la seduta in un momento di incontro tra dipendenti Amplifon e ospiti delle strutture. Dall’altro, permettono di estendere rapidamente l’iniziativa alle 330 residenze in cui il progetto è già attivo a livello internazionale. Il prototipo sviluppato da Benedetta Tagliabue è pensato come un elemento capace di attivare lo spazio. Non un semplice arredo, ma un catalizzatore di relazioni.
«Con il supporto e la collaborazione delle generazioni più giovani, gli abitanti delle residenze possono ritrovare il desiderio di vivere lo spazio esterno: raccontarsi storie, condividere ricordi, osservare i cambiamenti, scoprire piccole novità nell’ambiente che li circonda. Sedersi insieme, parlare, ascoltare, guardarsi. Ritrovare il sole, il cielo, la vegetazione. Sentire l’aria, la luce, il passare del tempo. Perché stare all’esterno, accompagnati dagli altri, non è solo un piacere: è una vera e propria cura», afferma Benedetta Tagliabue.
La nuova iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che, in sei anni, ha costruito una vera rete internazionale. Dal 2020 ad oggi oltre 300 RSA italiane sono entrate nel progetto «Ciao!», più di 30.000 anziani sono coinvolti nelle attività e la presenza si è estesa ad altri cinque Paesi con 30 strutture. «Sei anni dopo il 29 gennaio 2020, giorno in cui è nata Fondazione Amplifon, festeggiamo un percorso fatto di traguardi condivisi con tanti amici e partner. Continuiamo a guardare avanti, con la stessa convinzione: costruire comunità inclusive capaci di dare dignità agli anziani più fragili», dichiara Susan Carol Holland, Presidente di Fondazione Amplifon.
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