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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliIn un momento storico in cui la moda sembra spesso piegarsi all’istantaneità dell’algoritmo e alla logica dello scroll, «Image of an Image» sceglie una strada diversa. La campagna Primavera-Estate 2026 di Prada non chiede di essere semplicemente vista, ma osservata e interrogata: l’immagine, qui, non è consumo rapido ma oggetto di analisi.
Il progetto nasce da un’intuizione di Miuccia Prada e dallo stilista belga e codirettore creativo del marchio, Raf Simons: trasformare la pubblicità in un dispositivo riflessivo capace di interrogare il nostro rapporto con le immagini nell’era digitale, partendo da un assunto chiaro, ovvero che l’immagine non è mai innocente, né isolata, ma sempre il risultato di una catena di mediazioni, desideri e appropriazioni visive.
Per dare forma a questa idea, Prada si affida allo sguardo concettuale di Anne Collier (1970), artista americana che da oltre vent’anni analizza la fotografia come oggetto culturale, commerciale e psicologico. Il risultato è una serie di still-life in cui le fotografie diventano soggetti a loro volta: immagini tenute tra le mani, sorrette con cura, quasi protette. Un gesto semplice che diventa metafora potente dell’atto di guardare, possedere, desiderare.
All’interno di queste immagini-fotografie, scattate da Oliver Hadlee Pearch, i capi Prada appaiono indossati da un cast che funziona come ulteriore livello semantico. Da Carey Mulligan a Nicholas Hoult, da Damson Idris a Levon Hawke, fino a figure ibride come Hunter Schafer, John Glacier e Liu Wen, ogni presenza porta con sé una storia culturale che rende la fotografia meno neutra e più stratificata.
Esporre il meccanismo invece di nasconderlo è una scelta politica oltre che estetica. Così Prada conferma il suo dialogo costante con l’arte contemporanea: usare la moda non per offrire risposte preconfezionate, ma per generare domande sul presente e sui suoi sistemi di rappresentazione.
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