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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliPietro Pietra (1885-1956), autore bolognese che oggi è limitato nella sua conoscenza solo all’ambito locale, anche se in vita era notissimo soprattutto come incisore, è al contrario dotato di un «gesto» di tutto rispetto, come si vede nell’antologica «La forza del segno», organizzata dalla associazione Bologna per le Arti e visitabile fino al 12 febbraio a Palazzo d’Accursio. La mostra, curata da Daria Ortolani, riunisce 82 lavori tra incisioni, disegni, acquerelli e dipinti, provenienti dall’archivio della famiglia dell’artista e da alcune collezioni private, da cui emergono soprattutto due tratti: nelle molte figure di animali un’aderenza al vero di alto valore, mentre nella veduta architettonica, presente in tantissime opere dedicate a scorci della sua città, il rigore prospettico si unisce alla teatralità scenografica e a una dimensione narrativa di forte impatto visivo.
Pietro Pietra si forma con artisti locali come Giovanni Paolo Bedini, Carlo Casanova, Giuseppe Tivoli, per poi vedere successivamente la collaborazione con molte testate periodiche, tra cui «Il Corrierino», e la realizzazione di dipinti in chiese e palazzi, come quelli presenti in San Paolo di Ravone (Bo) e a Palazzo Orlèans-Montpensier-Caprara di Bologna. «La mostra, spiega la curatrice, ripercorre alcune tracce della grafica bolognese attraverso la produzione incisoria di un artista ai più ignoto, Pietra, formatosi nel solco della tradizione pittorica ottocentesca, capeggiata a Bologna da figure del calibro di Paolo Bedini, amico del padre dell’artista nonché pittore, Giulio Cesare Pietra, e Fabio Fabbi. Pietro Pietra studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna per poi lasciare gli studi e dedicarsi all’osservazione e allo studio dal vero, e partendo dall’assidua pratica del disegno si origina la sua abilità di acquafortista. A Bologna imperava il verbo di Giorgio Morandi, che propugnava l’utilizzo di un tracciato puramente segnico, a scapito di ogni pittoricismo e sinuosità liberty; Pietra invece si autodetermina in quanto incisore e artista isolato. Si forma presso la scuola di un altro acquafortista bolognese, Giulio Ricci, e il suo è un linguaggio peculiare che passa con disinvoltura dalla purezza del linearismo agli effetti pittorici conseguiti attraverso il metodo delle morsure multiple: l’acquaforte nella sua accezione più tecnica diventa per lui veicolo di un linguaggio caratterizzato da una naturale mutevolezza, volta ad assecondare il carattere individuale del soggetto. La sua maestria viene colta da Cesare Ratta, figura di spicco del panorama della grafica bolognese di inizio secolo, che nel 1917 fonda la Scuola Professionale Tipografica e negli anni Venti pubblica la serie degli acquafortisti Italiani, contenente anche sette acqueforti originali di Pietra, che è un artista che si distingue soprattutto come disegnatore e incisore, ma anche come pittore, acquarellista e decoratore».