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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliLe parole non arrivano in fila, non rispettano l’ordine. Si accavallano, gridano dai margini, esplodono in titoli troppo grandi per essere ignorati. Portano addosso l’odore dell’inchiostro e della strada, il rumore secco della cronaca mentre accade. Prima ancora di raccontare qualcosa, mettono in crisi il modo stesso in cui siamo abituati a leggere, a guardare, a stare nel tempo.
Dal 17 gennaio al 17 aprile 2026, Frittelli arte contemporanea apre il nuovo anno con la più ampia personale mai dedicata nei suoi spazi a Nanni Balestrini. Intitolata «La rivolta illustrata» e curata da Marco Scotini, l’esposizione attraversa oltre sei decenni di lavoro dell’artista, riunendo più di cento opere in gran parte inedite. Collage su carta, acrilici, materiali plastici: una costellazione di forme e supporti che restituisce la complessità di una ricerca radicale, al suo terzo appuntamento con la galleria fiorentina. L’inaugurazione, sabato 17 gennaio alle ore 18, sarà arricchita dalla presenza speciale dell'attore Antonio Rezza, che darà voce a brani tratti da «Vogliamo tutto».
Il titolo della mostra echeggia quello di un libro cruciale di Balestrini, «La violenza illustrata» (1976), ma ne devia il senso, spostando l’asse dalla cronaca al gesto, dall’immagine che spiega a quella che insorge. Come nel romanzo, anche qui il riferimento al mondo dei rotocalchi e della stampa popolare è decisivo. Titoli di giornale, ritagli di quotidiani e settimanali politici diventano materia prima di una pratica che tratta la parola come immagine e l’immagine come testo. Nei collage di Balestrini il linguaggio viene tagliato, disarticolato, rimontato, fino a perdere la sua docilità comunicativa senza rinunciare del tutto al significato. Ogni opera chiede di essere vista e letta insieme, perché il verbo, anche quando è ferito o frammentato, resta sempre il suo oggetto.
Nanni Balestrini, 2009, Guarda qui 1, tecnica mista su carta, 76x51 cm
Nanni Balestrini, 1962, Longlife, collage, cm 33,5x23,5
La mostra si costruisce per cicli autonomi, come una sequenza di episodi che rimandano agli anni incandescenti delle lotte sociali e politiche italiane. Dai primi «Pagine» del 1962 al ciclo «Potere Operaio» del 1975, dalle sequenze «CagedIris» e «Ondulé» degli anni Ottanta fino ai «Guarda qui» del 2009, realizzati con l’uso dello stencil, e ai «Cento fiori» del 2018, il percorso restituisce l’ostinazione di una ricerca che ha fatto della manipolazione linguistico-visiva una forma di resistenza. La rivolta evocata dal titolo è quella delle piazze, dei movimenti antagonisti, della storia che accade mentre viene raccontata. Ma è anche, e forse soprattutto, una rivolta contro la linearità, contro la sintassi, contro la gerarchia, contro l’idea che il tempo debba scorrere in un’unica direzione.
Spazializzando il testo, Balestrini libera la scrittura dalla gabbia della pagina e dal regime del prima e del dopo. Ogni collage apre a letture plurime, pluridirezionali, imprevedibili. Se la lingua è un campo di battaglia, come questa mostra dimostra con forza, Nanni Balestrini non è stato soltanto uno dei grandi poeti della letteratura italiana recente, ma anche un maestro dell’arte visiva. «La rivolta illustrata» lo conferma, restituendo al pubblico non un archivio da contemplare, ma un dispositivo ancora attivo, pronto a sabotare le nostre abitudini di lettori e spettatori.
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