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Metro C Murales, Opera #3

Credits Metro C

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Metro C Murales, Opera #3

Credits Metro C

Mani, strumenti, città: l’opera di Elisabetta Benassi nel cuore di Roma

Da un lato il lavoro richiama una tradizione iconografica profondamente romana, dall’altro restituisce visibilità a figure normalmente invisibili, gli «eroi nascosti» dei cantieri urbani

Camilla Sordi

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Nel cantiere più osservato e discusso di Roma, quello di piazza Venezia, l’arte trova un varco inatteso. Non per decorare, ma per interrogare il senso stesso del lavoro, del fare quotidiano, della costruzione come atto collettivo. È qui che prende forma TOOLS, l’opera realizzata da Elisabetta Benassi per Murales, il progetto di arte pubblica legato alla realizzazione della linea C della metropolitana.

Benassi sceglie di entrare simbolicamente nel cuore del cantiere, assumendolo come luogo fondativo, fisico e concettuale. Il suo lavoro non guarda all’infrastruttura finita, ma al processo, alla fatica e alla manualità che la rendono possibile. L’immagine costruita dall’artista mette in scena sette operai, ritratti mentre tengono in mano strumenti di lavoro reali, quelli che scandiscono i gesti ripetuti e necessari del costruire. I guanti colorati sono gli stessi indossati dagli operai durante i sopralluoghi dell’artista, dettaglio che radica l’opera in una relazione diretta con chi il cantiere lo vive ogni giorno.

Metro C Murales, Opera #3

Il riferimento storico è esplicito e tutt’altro che ornamentale. Benassi guarda agli angeli marmorei di Ponte Sant’Angelo, scolpiti nel Seicento su disegno di Gian Lorenzo Bernini, ciascuno con uno strumento della Passione. Là erano simboli di sofferenza e redenzione, pensati come immagini parlanti per i pellegrini diretti a San Pietro. Qui, in una sorta di rifrazione contemporanea, gli strumenti non raccontano il martirio, ma l’epica silenziosa del lavoro quotidiano. Stringere, serrare, pulire, scalpellare, scavare diventano gesti fondativi, carichi di una dignità che raramente trova rappresentazione.

L’opera si muove così su un doppio registro, sacro e laico, antico e attuale. Da un lato richiama una tradizione iconografica profondamente romana, dall’altro restituisce visibilità a figure normalmente invisibili, gli «eroi nascosti» dei cantieri urbani. È un tema che attraversa da tempo la ricerca di Benassi, attenta a nobilitare il lavoro in tutte le sue forme, dalle professioni più umili all’artigianato, fino all’industria, sempre in dialogo con la storia italiana.

Concentrando l’attenzione sulle mani, l’artista recupera una vocazione narrativa dell’arte che precede la scrittura e affida alle immagini il compito di trasmettere valori condivisi. Piazza Venezia, luogo storico di adunate, racconti pubblici e stratificazioni urbane, amplifica questo messaggio. Dal cantiere, spazio del fare, l’opera si offre alla città come racconto visivo di un’identità collettiva in continua trasformazione.

Camilla Sordi, 08 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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