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L'artista Ciro Palumbo

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L'artista Ciro Palumbo

La metafisica dell’uomo contemporaneo

La nuova personale dell’artista Ciro Palumbo indaga fragilità, solitudine e identità dell’uomo contemporaneo attraverso una pittura sospesa tra silenzio ed enigma

Camilla Sordi

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La parigina Galerie Lilia Ben Salah ospita «Être humain / Restons humains», mostra personale di Ciro Palumbo, a cura di Paolo Lasagni, promossa da Tait Gallery. Nel cuore dell’VIII arrondissement parigino, a pochi passi dagli Champs-Élysées e dal Faubourg Saint-Honoré, il progetto espositivo, dall’11 al 17 giugno, si inserisce in un contesto internazionale nel quale la pittura italiana torna a interrogare il presente attraverso uno dei suoi linguaggi più profondi e persistenti: quello della metafisica. La mostra si costruisce infatti attorno a un dialogo serrato fra la ricerca contemporanea di Palumbo e la lezione di Giorgio de Chirico, presenza fondamentale non solo come riferimento storico ma come vero interlocutore spirituale dell’intero percorso. Palumbo attraversa il territorio metafisico per restituirlo al nostro tempo, trasformando l’enigma dechirichiano in una riflessione sull’uomo contemporaneo, sulla sua vulnerabilità e sulla progressiva perdita di identità nell’epoca della tecnica e della simulazione.

Le architetture essenziali, le prospettive sospese, le piazze silenziose e gli spazi rarefatti che caratterizzano la sua pittura diventano luoghi mentali prima ancora che scenografie. Sono teatri della coscienza nei quali l’essere umano appare isolato, fragile, spesso sostituito o minacciato dalla presenza della macchina, dell’automa, dell’oggetto. In questa tensione si manifesta il nucleo teorico della mostra: la necessità di «restare umani». Il titolo stesso, Être humain / Restons humains, possiede una duplice natura: da un lato definisce una condizione ontologica, essere umani, dall’altro assume il tono di un’esortazione etica, restiamo umani. È in questo scarto sottile che si colloca la poetica di Palumbo. Le sue opere suggeriscono la crisi rendendola percepibile attraverso il silenzio, l’assenza e l’attesa.

 

 

Ciro Palumbo, «L’estasi del mito», 2026

Ciro Palumbo, «Danza libera», 2025

La componente metafisica non coincide dunque con l’evasione dal reale ma con una sua intensificazione simbolica. Come in de Chirico, ciò che conta è la rivelazione di ciò che si cela dietro le cose. Tuttavia, laddove il maestro del Novecento costruiva l’enigma dell’esistenza moderna attraverso il mito, il manichino e l’ombra, Palumbo introduce una sensibilità pienamente contemporanea: l’uomo smarrito nell’iper-tecnologia, nella solitudine urbana, nella perdita di relazione. La sua pittura conserva un rigoroso impianto compositivo: le geometrie sono calibrate con precisione quasi architettonica; la luce appare immobile, cristallizzata in una dimensione atemporale; gli oggetti assumono un valore emblematico. Nulla è casuale. Ogni elemento entra nella costruzione di una grammatica simbolica che richiama la grande tradizione figurativa italiana pur mantenendo una voce autonoma e riconoscibile.

Nato a Zurigo nel 1965 e attivo da anni sulla scena internazionale, l’artista ha costruito nel tempo un linguaggio coerente fondato sull’equilibrio prospettico, sulla tensione simbolica e sulla forza evocativa dell’immagine. La sua opera non cerca l’immediatezza dello shock visivo ma una lenta sedimentazione dello sguardo. Il dialogo con de Chirico, presente in mostra con opere selezionate, acquista così un valore storico e critico particolarmente significativo. La metafisica italiana, nata nel primo Novecento come risposta al disorientamento della modernità, ritorna oggi come strumento per interrogare nuove forme di alienazione. Se de Chirico intuiva l’inquietudine dell’uomo industriale, Palumbo affronta quella dell’uomo digitale.

Il visitatore è invitato ad attraversare spazi di sospensione nei quali il tempo sembra rallentare, favorendo una contemplazione non distratta, quasi meditativa. All’interno della programmazione internazionale di Tait Gallery, la mostra rappresenta anche una riflessione sul ruolo della pittura italiana nel panorama europeo contemporaneo.  Ad accompagnare il progetto espositivo saranno pubblicati un catalogo dedicato alla mostra e il volume monografico sull’intero percorso editoriale dell’artista, edito da Editoriale Giorgio Mondadori, quale strumento critico e documentale della sua produzione.

 

Camilla Sordi, 28 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

La metafisica dell’uomo contemporaneo | Camilla Sordi

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