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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliNew York si prepara ad accogliere uno dei capitoli meno indagati e più affascinanti della storia dell’arte latinoamericana del ventesimo secolo. Il prossimo 22 luglio, Sotheby’s inaugurerà nella sua sede al Breuer Building una mostra-evento dedicata a Fernando Botero, realizzata in stretta collaborazione con la fondazione intitolata all'artista colombiano scomparso nel 2023. L'esposizione si concentra sul cruciale periodo formativo vissuto dal maestro a New York tra il 1960 e il 1973, riunendo venticinque opere tra dipinti e sculture provenienti direttamente dalla collezione della famiglia Botero e da prestigiose raccolte private, molte delle quali mai esposte prima d’ora al pubblico nella metropoli statunitense.
L'arrivo di Botero nel Greenwich Village alla fine degli anni Cinquanta coincise con un momento di profonda solitudine stilistica. In una New York dominata dall’Espressionismo Astratto e dalle prime provocazioni della Pop Art, la scelta della figurazione rappresentava un atto di aperta ribellione contro quella che lo stesso artista definiva come dittatura dell'astrazione. Il percorso espositivo mette in luce proprio questa transizione fondamentale: la nascita del Boterismo come linguaggio autonomo, capace di evolvere dalle pennellate espressive e materiche degli esordi verso la nitidezza geometrica, la dilatazione volumetrica e lo studio rigoroso delle proporzioni che avrebbero reso il suo stile riconoscibile in tutto il mondo.
A fare da catalizzatore per la sua carriera americana fu un celebre colpo di fulmine...istituzionale. Durante una visita casuale nello studio di Botero, Dorothy Miller del Museum of Modern Art rimase folgorata da «Mona Lisa, Age Twelve», la cui acquisizione nel 1961 aprì all'artista le porte dei più influenti circoli creativi dell'epoca e il dialogo con mercanti del calibro di Pierre Levai, Claude Bernard ed Ernst Beyeler. In mostra, la genesi di quel successo è testimoniata dall'inedito «Monalisa a los Trece Años», tela del 1959 che reinterpreta l'icona di Leonardo da Vinci attraverso una compressione delle forme e un'ironia sottile, offrendo una riflessione sul ruolo delle immagini nella cultura popolare che viaggiava in parallelo con le coeve ricerche della Pop Art.
Fernando Botero, Monalisa a los Trece Años, 1959
Fernando Botero, Woman in the Bathroom, 2002
Il dialogo intimo e irriverente con i maestri della tradizione europea e la cultura d’origine emerge chiaramente nella selezione dei capolavori esposti. In «Apotheosis of Ramón Hoyos», dipinto del 1959 che torna visibile dopo quattordici anni, Botero celebra il leggendario ciclista colombiano, cinque volte vincitore della Vuelta a Colombia, elevando un eroe dello sport popolare alla solennità compositiva della pittura sacra e di corte, pur trattenendo ancora alcune influenze astratte. Di segno opposto è «Picnic», un'opera del 1973 presentata al pubblico per la prima volta, dove il linguaggio maturo dell’artista si applica a un rituale borghese del tempo libero, trasformando la scena in un'ambigua riflessione sulle convenzioni sociali e sulle coreografie della vita pubblica.
La mostra rivela inoltre come la monumentale dilatazione dei volumi e la ricerca della sensualità plastica abbiano contagiato anche i generi tradizionali della natura morta e del paesaggio. Nei monumentali «Sunflowers» del 1977, il celebre soggetto floreale di Vincent van Gogh viene reinventato attraverso forme turgide e un vaso blu dalle proporzioni scultoree, sospeso in una quieta tensione temporale. Allo stesso modo, in «Still Life with Watermelon» del 1976, il richiamo alla tradizione spagnola del Seicento studiata al Museo del Prado incontra l'identità del continente americano attraverso la scelta dell'anguria. Laddove i maestri antichi esaltavano il concetto di vanitas e la transitorietà del tempo mostrando la fragilità della materia, le nature morte di Botero celebrano una lussureggiante e surreale pienezza, un senso di maturità sospesa che sembra sottrarsi per sempre allo scorrere dei giorni.
Fernando Botero, Picnic, 1973
Fernando Botero, Still Life with Watermelon, 1976
Riccardo Deni
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