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Elena Giovanna Fillia
Leggi i suoi articoliIl volume Those Passions: on Art and Politics è una raccolta assi curata di saggi che documentano la vita intera di riflessioni e approfondimenti sul rapporto tra arte e politica di Timothy J. Clark, uno dei più rinomati storici dell’arte a livello internazionale, docente prima ad Harward e poi a Berkley, in California.
Attraverso un’analisi minuziosa e accurata Clark ci aiuta a stabilire nessi e a muoverci nella trama complessa di secoli di produzione artistica e di rivolgimenti politici della società, partendo da Hieronymus Bosch fino ai giorni nostri. Clark sostiene che la politica abbia assunto nell’arte il ruolo precedentemente ricoperto dalla religione e la definisce la religione del mondo moderno ma, mentre la religione ha servito l’arte per secoli, la politica, fomentazione di violenza e confusione, potrebbe nuocere all’arte. La domanda provocatoria del libro è infatti se affidare a un’opera d’arte un messaggio politico, o semplicemente trarre ispirazione da un fatto politico, possa inficiare o distorcere l’opera d’arte stessa. Per trovare una risposta Clark ci guida in un lungo excursus che, attraverso i secoli, si sofferma su opere significative e su artisti che sono diventati pietre miliari della storia dell’arte.
Inizia introducendo coloro che definisce precursori. Parte dall’analisi antropologica dei personaggi di Bosch, sui cui volti si indovina il tormento del dilemma della fede, per passare poi agli autoritratti di Rembrandt, potente affermazione dell’individualismo borghese, e finire con l’enigmatico Velazquez. Nel secondo capitolo, dedicato ai moderni, esplora, avvalendosi delle tele di Jaques Louis David, il rapporto tra pittura e immagini come strumenti politici, soffermandosi in particolare sull’opera «Le Sabine» del 1799 (Musée du Louvre). Sono poi le maschere carnevalesche dell’umanità alla deriva di James Ensor a traghettarci, passando per Matisse e Picasso, verso L. S. Lowry, pittore britannico che sfata la visione idilliaca della campagna inglese mostrandocela deturpata dalle trasformazioni provocate dalla rivoluzione industriale, dove minuscole figure si affannano nella corsa quotidiana. L’alienazione che ne deriva comparirà più tardi nelle enormi tele astratte di Jackson Pollock, mentre quelle monocrome di Gerhard Richter, ossessionato dal suo passato nella Germania dell’Est e dalle brigate Baader-Meinhof, ci ricordano uno dei periodi più bui degli anni ’70. È la storia che si dipana davanti ai nostri occhi e Clark, pur riconoscendosi marxista, non risparmia critiche alla sinistra.
Nel terzo capitolo, «Modernità e terrore», le pagine sulla rivoluzione bolscevica del 1917 servono da spunto per porre l’interrogativo su quanto gli artisti che platealmente hanno enfatizzato il loro rapporto con la politica o sono diventati cantori di un regime, per esempio David con Napoleone o Malevich con Stalin, fossero veramente ignari di ciò che stava succedendo o non si stessero semplicemente inchinando ai tiranni.
Dal dopoguerra in avanti, con la fotografia e il cinema, la società dei consumi si manifesta in tutte le sue sfaccettature. È il momento di The Situationist International, movimento del maggio francese del 1968 ispirato alla filosofia di Jean-Paul Sartre, che mobiliterà le masse di giovani. Ed ecco Pasolini con le sue poesie e i suoi film, citato come la Cassandra dei tempi moderni. Con il ventunesimo secolo la spirale di violenza del terrorismo investe il mondo occidentale. Ecco le fotografie sconvolgenti di un torturato nella prigione americana di Guantanamo o quelle comparse su tutti gli schermi del mondo della fila di prigionieri dell’Isis appena prima di essere decapitati in diretta. Immagini dell’orrore difficili da rielaborare ma a cui, purtroppo con le guerre in corso, ci siamo quasi assuefatti. I graffiti di Bansky sembrano riportarci al potere salvifico della creatività, quasi un richiamo ad una consapevolezza etica che si rifiuta di arrendersi nonostante i segnali preoccupanti della società contemporanea.
Nel congedarsi da noi Clark però ci lascia una speranza quando definisce l’arte un’incredibile risorsa e auspica che gli artisti possano avere un ruolo nella reinvenzione futura della politica. Il pensiero è accattivante e consolatorio, impossibile non esserne tentati.
Those Passions: On Art and Politics
di Timothy J. Clark, 384 pp., Thames &Hudson, Londra 2025, € 50
L. S. Lowry, «Going to Work», 1943, Manchester, Imperial War Museum North
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