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Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986

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Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986

La prima della tradizione fotografica italiana va in scena a Düsseldorf

All’IKS Photo una ricognizione sull’ottava arte, dal secondo dopoguerra a oggi, riunisce circa 300 opere di 42 autori, configurandosi come la prima grande retrospettiva dedicata a questo ambito dagli anni Ottanta

Alessia De Michelis

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Curata da Ralph Goertz, direttore di IKS Photo Düsseldorf, e realizzata in collaborazione con Kunsthalle Darmstadt, Schauwerk Sindelfingen e la Draiflessen Collection di Mettingen, «No Place Like Home» (dal primo febbraio al 26 luglio) si pone nei termini di una ricognizione sulla fotografia italiana dal secondo dopoguerra a oggi e riunisce circa 300 opere di 42 autori, configurandosi come la prima grande retrospettiva dedicata a questo ambito dagli anni Ottanta.

Il percorso espositivo mette in luce il modo in cui in Italia, all’indomani del boom economico, il medium fotografico abbia elaborato un proprio linguaggio visivo, lontano dagli stereotipi della «Dolce Vita» e della «Bella Italia». Tra poesia del quotidiano, riflessioni sul passato coloniale e interrogazioni critiche sul mezzo in sé, le opere restituiscono una complessa rete di relazioni sociali e culturali. Fondamentali sono i dialoghi con le correnti artistiche come Arte Povera e Neorealismo, ma anche le influenze della New Color Photography americana e della fotografia tedesca di Otto Steinert e dei coniugi Bernd e Hilla Becher.

Un nucleo centrale è dedicato alla cosiddetta «fotografia dei luoghi», affermatasi nei primi anni Ottanta come strumento di costruzione di un’identità collettiva e di rivendicazione dell’autonomia artistica della macchina fotografica. In mostra figurano anche stampe vintage e rare tirature originali di autori del calibro di Guido Guidi (1941), Gabriele Basilico (1944-2013), Luigi Ghirri (1943-92) e Marina Ballo Charmet (1952), accanto a ritratti, lavori seriali e paesaggi, genere cardine nella tradizione nostrana.

Dagli anni Novanta, con l’avvento della globalizzazione, l’attenzione si sposta sugli spazi urbani e sulla perdita di identità dei luoghi, mentre il nuovo millennio vede emergere una generazione che affronta temi di disuguaglianza sociale, genere e migrazione. Nei lavori più recenti, infine, la riflessione sul concetto di «casa» si fa intima e frammentaria, aprendo a narrazioni libere incentrate su individualità, comunità e memoria.

Ad accompagnare la mostra, un catalogo illustrato edito da Walther und Franz König, con testi di Nicoletta Leonardi e Ralph Goertz.

Alessia De Michelis, 29 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

La prima della tradizione fotografica italiana va in scena a Düsseldorf | Alessia De Michelis

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