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Laura Sudiro
Leggi i suoi articoliGiochi d’acqua e cascate, uno sflogorìo di marmi preziosi e colorati, rilucenti nel verde lussureggiante della macchia mediterranea. Doveva apparire così, come una fantastica visione, la villa romana, in seguito denominata “delle Grotte”, al navigante che, tra il I secolo a.C e il I secolo d.C, si avvicinava al promontorio affacciato sul golfo di Portoferraio.
“Sicuramente la struttura archeologica più importante dell’isola dell’Elba” dice Lorella Alderighi, della Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, che il 14 maggio terrà sulla villa e le sue vicissitudini, antiche e moderne, una conferenza, alle ore 17, presso il Museo archeologico di Firenze.
Abbandonato già nella seconda metà del I secolo d.C., il sito, nel 1799, venne investito dal conflitto tra i Francesi e le forze antinapoleoniche; in quell’occasione, i muri perimetrali della villa furono abbattuti per posizionare una batteria militare.
La villa delle Grotte, per anni chiusa al pubblico e abbandonata al degrado, è tornata a nuova vita nel maggio dello scorso anno grazie all’intraprendenza e alla passione di tre giovani archeologhe, Laura Paliantini, Luisa Quaglia e Luisa Zito, della cooperativa Archeo Color.
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