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Una veduta della mostra «Vasari e Roma: l’inventore della “Maniera Moderna”» ai Musei Capitolini, Roma

Foto: Wps Foto e Video

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Una veduta della mostra «Vasari e Roma: l’inventore della “Maniera Moderna”» ai Musei Capitolini, Roma

Foto: Wps Foto e Video

La vita di Vasari a Roma, artista dei papi e diplomatico

Nei Musei Capitolini una mostra offre l’occasione per sottolineare, con oltre 70 opere tra dipinti, disegni e documenti, il legame profondo tra la città papale e il celebre pittore, architetto e scrittore del Cinquecento

Giorgio Vasari, l’artista: non solo l’autore del famosissimo libro dedicato alle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori et architettori. Nella Capitale, dal 20 marzo al 19 luglio, nei Musei Capitolini, grazie alla mostra «Vasari e Roma: l’inventore della “Maniera Moderna”» si offre l’occasione di sottolineare, con oltre 70 opere tra dipinti, disegni e documenti, il legame profondo tra la città dei papi e il celebre pittore, architetto e scrittore del Cinquecento.

Per Barbara Jatta, che dirige i Musei Vaticani, «la sua attività romana-vaticana è comunque poco nota al grande pubblico. Il nome di Vasari in Vaticano è legato alla bella impresa delle cappelle della torre Pia realizzate per papa Ghislieri, al riuscitissimo intervento politico-ideologico nella sontuosa Sala Regia e a opere conservate nella Pinacoteca Vaticana di recente attribuzione e diverse provenienze. Vasari fu un maestro versatile e sempre aggiornatissimo sulle novità dei suoi colleghi, ma fu anche uno straordinario promotore del proprio talento e un abile attore nel gioco della diplomazia italiana, fatta molto spesso di scambi di doni tra potenti, come nel caso del duca di Firenze Cosimo de’ Medici e del papa Pio V Ghislieri (1566-72)». Ed «è stato osservato, infatti, che le gratificazioni ottenute dall’artista, allora al servizio del potente duca fiorentino, durante il soggiorno capitolino sotto Pio V “sono connotate dal ruolo politico e dall’affermazione sociale, e fissano la figura di Vasari come fidato cortigiano e abile diplomatico” in funzione dell’ottenimento da parte di Cosimo I della corona granducale, già promessa da Pio IV e poi concessa dal suo successore, presso cui l’arte vasariana sarebbe diventata “pegno di alleanza e strumento di persuasione”». 

Ambasciatore, quindi, ma «tra le imprese più straordinarie realizzate da Vasari in Vaticano sotto Pio V merita qui citare anzitutto gli affreschi delle tre cappelle della cosiddetta torre Pia. Situata alla fine del corridore meridionale di Belvedere a ridosso dei Palazzi Vaticani, fra l’appartamento di San Pio V, la Cappella Sistina e la sala Sobieski, la torre Pia conserva tre straordinarie cappelle decorate grazie al genio del Vasari e di altri artisti, fra cui Jacopo Zucchi, e poste in successione di tre diversi piani della torre. Oggi due di queste sono parte del percorso dei Musei Vaticani, mentre la terza è situata negli ambienti interni all’Archivio Apostolico Vaticano e non è quindi visibile al pubblico». 

In mostra i prestiti sono numerosi: Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini, ViVe-Vittoriano e Palazzo Venezia, Gallerie degli Uffizi, Archivio di Stato di Firenze, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, Biblioteca Apostolica Vaticana, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Convento e Sacro Eremo di Camaldoli, Pinacoteca Nazionale di Siena, Móra Ferenc Múzeum di Szeged (Ungheria), Badia delle Sante Flora e Lucilla, Museo Diocesano di Arte Sacra e la Fraternita dei Laici di Arezzo, contribuiscono tutti a offrire la visione di un personaggio centrale nella realtà cinquecentesca. 

Incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti, di cui sedici autografi insieme a sette disegni: tra questi spiccano la «Resurrezione» realizzata insieme a Raffaellino del Colle (1545) dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, la «Resurrezione di Cristo» (1550) dalla Pinacoteca Nazionale di Siena e il «Ritratto di gentiluomo» conservato nei Musei di Strada Nuova-Palazzo Bianco di Genova. Dal Monastero di Camaldoli, nel Casentino, la «Natività» del 1538, celebre come «Notte di Camaldoli», raffinata opera giovanile dipinta «alla fiamminga», quindi «Orazione nell’Orto» (1571), testimonianza della fase conclusiva della carriera dell’artista. Dal museo ungherese Móra Ferenc di Szeged: una «Annunciazione» (1570-71), un tempo nella cappella di San Michele in Vaticano. Le quattro sezioni della mostra seguono la cronologia dei soggiorni vasariani a Roma: «Vasari a Roma nel 1532 e nel 1538: lo studio dall’antico e da Raffaello», «Alla corte del cardinale Alessandro Farnese: la sala dei Cento Giorni e gli artisti “forestieri” (1542-1546)», «Il “cantiere” delle Vite; Vasari e Michelangelo e i lavori per papa Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555)», e «Vasari in Vaticano: le cappelle per Pio V e la Sala Regia (1570-1572)». 

Il racconto prende avvio dal primo soggiorno romano di Vasari, giunto in città nel gennaio del 1532 al seguito del cardinale Ippolito de’ Medici. La città è ancora segnata dalle ferite del Sacco del 1527, ma animata da una straordinaria vitalità culturale: qui confluiscono artisti e intellettuali da tutta Europa, attratti dalle meraviglie dell’antichità e dai capolavori moderni come le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina. Negli anni successivi, grazie anche alla protezione di importanti mecenati e pontefici come Paolo III, Giulio III e Pio V, la presenza di Vasari si consolida, accompagnando l’ascesa di una carriera che lo porterà a diventare uno degli artisti più influenti del suo tempo. Ecco i grandi cantieri romani, dalle decorazioni della Cancelleria fino ai lavori in Vaticano culminati nella decorazione della Sala Regia, realizzata nel 1572 sotto il pontificato di Gregorio XIII, con la collaborazione di Lorenzo Sabatini e Denijs Calvaert. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata con MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Giorgio Vasari, «Natività», 1538, Monastero di Camaldoli (Ar), Chiesa dei Ss. Donato e Ilariano. Foto: Valter Segnan. Mazzafirra

Gianfranco Ferroni, 19 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

La vita di Vasari a Roma, artista dei papi e diplomatico | Gianfranco Ferroni

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