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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliGià nel 1604 il pittore fiammingo Karel van Mander, nel suo Schilder-Boeck (il Libro della pittura), definì le Metamorfosi una «Bibbia per gli artisti». L’inesauribile ricchezza narrativa e simbolica del celeberrimo poema epico-mitologico che Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-17 d.C.) compose nell’8 d.C., con le sue storie di dèi e mortali in continua mutazione, uomini che diventano pietra, ninfe trasformate in alberi e dèi che prendono sembianze animali per ingannare o sedurre, ha stimolato generazioni di artisti. È questa ricchezza che il Rijksmuseum di Amsterdam esplora, dal 6 febbraio al 25 maggio, nella mostra «Metamorfosi», attraverso un’ampia selezione di opere, più di 80, di epoche, stili e supporti diversi (pittura, scultura, oreficeria, ceramica, fotografia e video), provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo ispirati alla grande epopea classica di Ovidio.
La mostra è il frutto di una collaborazione straordinaria con la Galleria Borghese di Roma, che ospiterà a sua volta la rassegna «Metamorfosi. Ovidio e le arti» dal 22 giugno al 20 settembre, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten. Nato da un dialogo scientifico condiviso, il progetto si svilupperà a Roma in una configurazione autonoma e originale, concepita in stretta relazione con la collezione, gli spazi e la storia della Galleria Borghese.
Tornando alla mostra di Amsterdam, le emozioni che fanno da motore ai miti antichi raccontati da Ovidio (passione, desiderio, gelosia e inganno) sono messe in scena dando vita a un dialogo tra opere antiche e moderne, da Tiziano a Magritte, da Rodin a Brâncusi, da Caravaggio a Louise Bourgeois. L’allestimento, curato dal designer olandese Aldo Bakker, favorisce percorsi tematici e accostamenti trasversali alla semplice disposizione cronologica, mettendo in relazione opere distanti nel tempo ma affini tra loro, per motivi e tensioni emotive. Emergono riflessioni sull’identità e il corpo e sull’arte stessa come processo di trasformazione, tematiche care anche agli artisti contemporanei.
Veri e propri capolavori fanno il viaggio ad Amsterdam, tra i quali: la «Danae» di Tiziano, dipinta per Filippo II di Spagna e conservata al Prado di Madrid, la «Minerva e Aracne» di Tintoretto della Galleria degli Uffizi e il «Narciso» di Caravaggio prestato dal Palazzo Barberini a Roma. Di Correggio sono riunite tre tele della serie degli «Amori di Giove» realizzata tra il 1531 e il 1532 per il duca di Mantova Federico II Gonzaga: «Giove e Io», il «Ratto di Ganimede» e la «Danae», in arrivo dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e dalla Galleria Borghese di Roma.
Il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona presta una testa-natura morta di Arcimboldo, dove il gioco di frutta e ortaggi compone un ritratto grottesco, «Scherzo di ortaggi. L’Ortolano» (tra il 1587 e il 1590). La scultura è rappresentata da opere come il «Pigmalione e Galatea» in marmo di Auguste Rodin, posta in dialogo con la corrispondente scena pittorica di Jean-Léon Gérôme del 1890, entrambe prestate dal Metropolitan Museum of Art di New York. Il Museo del Bargello di Firenze presta inoltre un modellino in bronzo della monumentale scultura del «Perseo», che solleva la testa della Medusa, di Benvenuto Cellini, il cui originale si trova a Firenze in piazza della Signoria, accanto al quale è esposta la versione bronzea a grandezza reale realizzata dallo sculture olandese Hubert Gerhardt.