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Dan Flavin, «greens crossing greens (to Piet Mondrian who lacked green)», 1966, Solomon R. Guggenheim Museum, New York Panza Collection, 1991

© Stephen Flavin, Vegap, Bilbao 2026

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Dan Flavin, «greens crossing greens (to Piet Mondrian who lacked green)», 1966, Solomon R. Guggenheim Museum, New York Panza Collection, 1991

© Stephen Flavin, Vegap, Bilbao 2026

Le opere luminose di Dan Flavin negli spazi del Guggenheim Bilbao

Il percorso riunisce lavori realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, con un’attenzione particolare alle prime sperimentazioni, decisive per la definizione del suo linguaggio

Alessia De Michelis

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La mostra «Dan Flavin», al Guggenheim di Bilbao dal 12 novembre al 4 aprile 2027, curata da Lauren Hinkson e costruita interamente su opere provenienti dalle collezioni del Solomon R. Guggenheim Museum, offre una lettura approfondita dell’artista newyorkese. Il percorso riunisce lavori realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, con un’attenzione particolare alle prime sperimentazioni, decisive per la definizione del suo linguaggio.

È infatti nel 1963 che Flavin compie una svolta radicale iniziando a utilizzare comuni lampade fluorescenti come materiale artistico. «La luce elettrica è solo un altro strumento», affermava, rivendicando una distanza netta dalle convenzioni tradizionali della scultura e dell’installazione. L’abbandono di cornici, piedistalli e supporti segnò l’inizio di una ricerca destinata a svilupparsi con sorprendente coerenza per oltre trent’anni.

Pur muovendosi entro i limiti precisi della gamma cromatica industriale e delle dimensioni standard dei tubi fluorescenti, Flavin elaborò rapidamente un vocabolario formale riconoscibile e dinamico, fatto di «monumenti», «angoli», «barriere» e «corridoi». Le sue opere ridefiniscono lo spazio architettonico, coinvolgendo direttamente il corpo e la percezione dello spettatore, chiamato a muoversi all’interno di campi luminosi che trasformano l’ambiente.

Nato a New York nel 1933 e scomparso nella stessa città nel 1996, Dan Flavin ha contribuito in modo decisivo alla nascita di una nuova idea di opera d’arte, fondata sull’uso di materiali industriali, su forme elementari e su relazioni non gerarchiche tra le parti. In questo senso, il suo lavoro si colloca pienamente all’interno di quella generazione di artisti che ha dato al Minimalismo i suoi tratti distintivi, ridefinendo i confini tra arte, spazio e esperienza sensoriale.

Alessia De Michelis, 19 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Le opere luminose di Dan Flavin negli spazi del Guggenheim Bilbao | Alessia De Michelis

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