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Redazione
Leggi i suoi articoliValore degli acquisti, velocità degli acquisti, frequenza degli acquisti, volume degli acquisti. Categorie indipendenti ma strettamente interconnesse, che se ponderate insieme restituiscono la temperatura di una fiera. Una sola di queste non basta a giudicare clima e andamento di una manifestazione come Art Basel Hong Kong (preview 25-26 marzo, apertura al pubblico 27-29 marzo), inevitabilmente sfaccettata nelle 240 gallerie che la compongono. Incrociando dati e sensazioni delle prime ore di fiera risulta allora che gli affari, tra i nomi di punta, sono filati decisi. Ma dietro l’apparente vivacità si è percepita una sottile cautela. Collezionisti, istituzioni e gallerie hanno agito con prudenza, in un mercato che, pur mostrando segnali di ripresa, resta sensibile alle oscillazioni globali e alle dinamiche locali. Nel frattempo non sono mancate però vendite significative.
Hauser & Wirth, per fare un esempio non certo qualunque, ha avuto un avvio eccezionale, con diversi affari conclusi già nel pomeriggio di ieri. Le trattative per «Couple» (2002) di Louise Bourgeois hanno raggiunto i 2,2 milioni di dollari, mentre «À Baudelaire (#1)» (2008) è stata venduta per 2,95 milioni. «Prismatic Head» (2021) di George Condo ha trovato acquirente per 2,3 milioni. Forte l’interesse anche per le opere di Alexander Calder e Pablo Picasso, tra le più importanti in stand, ma non ci sono ancora notizie sui prezzi.
Sulla stessa linea, David Zwirner ha chiuso vendite significative. Un dipinto del 2006 di Liu Ye e uno del 2002 di Marlene Dumas sono stati entrambi ceduti per 3,8 milioni di dollari. Tra le altre transazioni sopra il milione, si segnalano poi «Le peintre et son modèle» (1964) di Picasso da Bastian per 3,5 milioni di euro, opere di Zao Wou-Ki e Chu Teh-Chun da Waddington Custot rispettivamente a 2,8 e 1,3 milioni di dollari. Passati di mano poi «Flowers 1» (2011) di Alex Katz a 1,3 milioni e «Take me to Heaven» (2024) di Tracey Emin a 1,2 milioni di sterline da White Cube.
Lehman Maupin ha lavorato su una fascia più intermedia, vendendo due opere dei primi anni Duemila di Lee Bul tra 200 mila e 300 mila dollari a un museo asiatico e una scultura di Kim Yun Shin tra 100 mila e 150 mila dollari a un collezionista europeo. Il segnale, secondo la galleria, è quello di una graduale ripresa del mercato di Hong Kong. Molto positivo anche il riscontro per Pace Gallery, che ha evidenziato un miglioramento rispetto agli anni recenti. Tra le vendite, un nuovo lavoro di Anicka Yi e diverse opere di pittori cinesi come Mao Yan, Wang Guangle e Zhang Xiaogang. Al centro dell’attenzione, tuttavia, il dipinto di Amedeo Modigliani, «Jeune femme brune» (1917–18), proposto intorno ai 13,3 milioni di dollari, si è imposto come una delle opere più costose della fiera, accompagnato dal lancio del nuovo catalogo ragionato dell’artista. Nel frattempo, la galleria ha chiuso affari per una grande tela di Tracey Emin intorno a 1,6 milioni di dollari e per «Ohne Titel» (2021) di Martha Jungwirth a circa 532 mila dollari.
Parallelamente, il mercato ha mostrato dinamismo anche nelle fasce più accessibili. Johyun Gallery ha venduto 37 opere con prezzi compresi tra 9 mila e 180 mila dollari, tra cui lavori di Park Seo-Bo, Kim Taek Sang e Lee Bae. Un segnale interessante arriva anche dal settore digitale Zero10, al debutto asiatico, che ha attirato l’attenzione di curatori e collezionisti. Asprey Studio ha venduto opere di Qu Leilei a 45 mila dollari e Tim Yip a 35 mila. Perrotin ha presentato la prima collaborazione con Lauren Tsai, un’installazione tra scultura e video già parzialmente venduta, mentre lavori di Steph Huang sono stati opzionati da alcune istituzioni della zona.
Torniamo dunque alla cautela di cui si diceva in apertura di articolo, evidenziata anche da gallerie di prima fascia come Richard Nagy e Pearl Lam. Se l’assenza di rapidità decisionale è tipica dei collezionisti locali, dall'altra resta il segnale di un mercato ancora incerto, il cui equilibrio appare tutt’altro che consolidato.
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