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Una facciata di Villa Farnesina, sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Jean-Pierre Dalbéra

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Una facciata di Villa Farnesina, sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Jean-Pierre Dalbéra

Lincei, il progetto di un Meta-Museo della scienza chiama il MiC

Il Centro di Ricerca «dovrebbe operare come sistema digitale per la valorizzazione di reperti-chiave delle collezioni dei diversi musei aderenti e favorire esperienze interattive sia in loco con i suoi percorsi espositivi che a distanza, rendendo la scienza accessibile alla cittadinanza e stimolando le giovani generazioni all’accesso Stem»

Gianfranco Ferroni

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A Roma il 28 aprile l’Accademia Nazionale dei Lincei approfondirà il tema di un museo della scienza di riferimento nazionale, in relazione alla proposta della commissione Musei di un «Meta-Museo» concepito come Centro di Ricerca (Crmm), repository di risorse e polo formativo che correli, con una rete digitale dinamica, istituzioni museali scientifiche, università, centri di ricerca. Il Crmm «dovrebbe operare come sistema digitale per la valorizzazione di reperti-chiave delle collezioni dei diversi musei aderenti e, attraverso il suo centro di ricerca scientifica in ambito museologico e museografico, dovrebbe favorire esperienze interattive sia in loco con i suoi percorsi espositivi che a distanza, rendendo la scienza accessibile alla cittadinanza e stimolando le giovani generazioni all’accesso Stem». Con il presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Roberto Antonelli, verrà evidenziato che «negli ultimi decenni le collezioni scientifiche hanno assunto a livello globale un ruolo centrale per la ricerca e per l’educazione. I campioni naturalistici storici, come erbari ottocenteschi o collezioni entomologiche, sono oggi utilizzati per ricostruire l’evoluzione climatica e la diffusione di specie invasive attraverso analisi genetiche e dati georeferenziati; campioni mineralogici e vulcanologici consentono di reinterpretare dinamiche geologiche alla luce di nuove tecniche analitiche; strumenti storici, come telescopi, microscopi o apparecchiature di fisica sperimentale, permettono di ricostruire in modo documentato la genesi delle grandi scoperte scientifiche, trasformando oggetti museali in fonti primarie di ricerca e conoscenza». E «in questo quadro, i musei non sono solo luoghi di conservazione, ma infrastrutture scientifiche attive di formazione. A livello internazionale, istituzioni quali lo Smithsonian o il Natural History Museum di Londra hanno sviluppato piattaforme digitali interoperabili che rendono accessibili milioni di reperti attraverso modelli 3D, banche dati aperte e Api (Appliction Programming Interface) per la ricerca. In Italia, al contrario, tranne rare eccezioni, la digitalizzazione è spesso disomogenea: un erbario universitario può disporre di un database locale non integrato con altri sistemi; una collezione di strumenti storici può essere catalogata con criteri non interoperabili; un museo scientifico territoriale può non avere risorse per sviluppare tour virtuali o digital twin dei propri reperti». Purtroppo «questa frammentazione limita l’impatto scientifico, educativo e internazionale del patrimonio scientifico nazionale, che costituisce un sistema importante ma, per motivi storici, assai complesso, localistico, disperso e spesso negletto».

Nel Crmm «verrebbe superata la rigidità delle tradizionali suddivisioni espositive, privilegiando ambienti riconfigurabili a seconda delle esigenze, in cui reperti fisici e contenuti digitali dialoghino dinamicamente con visitatrici e visitatori. Uno spazio dedicato alla ricerca costituirebbe il cuore operativo del Centro, ospitando attività su digital humanities, intelligenza artificiale applicata alla catalogazione, conservazione digitale e studio comparato delle collezioni, trasformando il Meta-Museo in un laboratorio permanente di produzione di innovazione museologica e di contenuti formativi atti a rendere accessibili i principi e il metodo scientifici. Il Crmm con il suo centro ricerca sarebbe anche fonte di “knowledge sharing” a livello internazionale». Secondo il progetto, «la costituzione del Crmm potrebbe essere promossa nell’ambito della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, tramite un comitato tecnico appositamente nominato, con il coinvolgimento strutturato del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del Ministero dell’Università e della Ricerca, anche in sinergia con i programmi nazionali ed europei dedicati alla transizione digitale e alla valorizzazione del patrimonio culturale». Intanto, «il Centro interdipartimentale DigiLab di Sapienza ha manifestato la propria disponibilità a contribuire alla realizzazione tecnica del progetto, mettendo a disposizione competenze nella progettazione di architetture digitali interoperabili, ambienti immersivi e piattaforme educative avanzate, elementi indispensabili per garantire scalabilità e sostenibilità al sistema». E «l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (Anms) e Icom Italia potranno concorrere alla promozione e al coordinamento del Centro, che dovrà operare in dialogo strutturato con infrastrutture internazionali quali DiSSCo (Distributed System of Scientific Collections) e Gibif (Global Biodiversity Information Facility), assicurando l’allineamento agli standard globali di interoperabilità dei dati e l’inserimento delle collezioni italiane nei grandi flussi della ricerca internazionale». Una struttura «accessibile in presenza e da remoto, costituirebbe non solo uno strumento di coinvolgimento pubblico, ma una vera infrastruttura strategica per la competitività scientifica e culturale del Paese: capace di attrarre collaborazioni internazionali, sostenere la formazione avanzata, promuovere concretamente le discipline Stem in coerenza con le linee guida ministeriali e trasformare il patrimonio scientifico italiano in una risorsa attiva per lo sviluppo civile, educativo e innovativo dell’Italia». Il comitato organizzatore e scientifico della giornata vede come protagonisti accademici di chiara fama come Irene Baldriga, Fausto Barbagli, Massimo Bernardi, Luca Bindi, Paolo Costantino, Paolo De Bernardis, Carlo Di Castro, Elisabetta Erba, Carlo Gasparri, Giuseppe Macino, Francesco Pegoraro, Sandro Stringari, Lucia Tomasi Sangiorgi, Lucia Torsi.

Gianfranco Ferroni, 23 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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