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Francesca Orsi
Leggi i suoi articoliLe immagini di Olivo Barbieri tornano a parlare della potenza dell’immaginario collettivo nella mostra «Aviopancro Restricted» (catalogo Edizioni Quodlibet), a cura di Francesca Fabiani, esposta all’Iccd-Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e visitabile fino al 20 giugno.
Seguendo lo stesso processo adottato nell’arco della sua intera carriera, da «Flippers» (1977-78) a «Site specific, 2003» (2023), il fotografo di Carpi prende spunto da una visione altra che mette in discussione l’oggettività del reale per riflettere sulla natura dell’immagine e sul guardare. Se il ritrovamento casuale di alcuni vecchi flipper in un deposito vicino a casa o le sue incredibili vedute dall’elicottero gli hanno dato lo spunto per riflettere sul modo di guardare il mondo, anche con «Aviopancro Restricted» l’autore non smentisce il suo eterno quesito sul perché siamo attratti dalle immagini. Il suo sguardo conduce lo spettatore dentro al fotografico, lo scandaglia, lo sminuzza, lo rende visibile nelle sue parti, facendo a volte confondere il reale con l’artificio. In «Aviopancro Restricted» non c’è traccia di artificio, ma c’è, invece, da parte di Barbieri, la profonda intenzionalità di rivelare il processo fotografico nella sua contingente materialità, anche nei suoi acidi odori.

Olivo Barbieri, «11-Untitled», 2023. © Collezioni Iccd, Roma
Il lavoro è il risultato di una residenza d’artista che l’Iccd è solito offrire annualmente a un autore perché dialoghi con il suo archivio sconfinato. Per Olivo Barbieri la scelta è ricaduta sui materiali dell’Aerofototeca Nazionale (Afn), oggi il maggior archivio aerofotografico civile italiano che conta oltre sei milioni di immagini. Le tre sezioni della mostra, nello specifico, conducono allo svelamento di un tipo di materiale originariamente «restricted», per l’appunto. Il fotografo si rende artefice concettuale e materiale di una sorta di performance fotografica che l’ha portato, in ultima fase, a rendere positivi negativi mai visibili prima, perché archiviati come tali. Ma prima di svelarci l’immagine nella sua accezione finale (le stampe delle vedute dall’alto delle città o delle gesta della pattuglia acrobatica dei Diavoli Rossi), «Aviopancro Restricted» (il titolo della mostra prende spunto dal nome delle pellicole Ferrania Aviopancro) restituisce anche la concretezza dei grandi barattoli di latta che contenevano i 42 metri di negativi arrotolati, ritratti in installazioni a piramide che, secondo l’autore, possono in qualche modo ricordare le nature morte di Giorgio Morandi e le fotografie scultoree di Irving Penn. A rendere tangibili queste opere concettuali bidimensionali, vi è la restituzione, dal vero, di una di loro, resa in tutta la sua tridimensionalità. Proseguendo con le immagini, dopo la trasposizione fotografica delle sculture morandiane e prima delle stampe degli aerei in volo, una tappa intermedia del processo di disvelamento è la riproduzione del momento dello srotolamento della pellicola, colto da Barbieri nel suo scorrere lungo 42 metri.
Con questa mostra, Barbieri continua il suo viaggio in immaginari fantasmagorici, che, come dice l’autore stesso, lo fanno entrare nel mondo dei balocchi, regalandoci nuove visioni su cui riflettere.

Olivo Barbieri, «31 Untitled», 2023. © Collezioni Iccd, Roma