Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Serena Macchi
Leggi i suoi articoliIl lavoro di Wolfgang Tillmans (1968, Remscheid) sfida ogni tipo di categorizzazione. Il suo approccio interdisciplinare si estende ben oltre il mondo della fotografia, arrivando a rapportarsi con musica, video, testo e performance. In questo modo, l’artista tedesco propone nuovi modi di fare, vedere e confrontarsi con una varietà di produzioni che, insieme, invitano a riflettere sull'umanesimo contemporaneo. Partendo da queste premesse, dall’8 marzo al 29 giugno, l’Albertinum di Dresda presenta «Weltraum», una monografica sul recente lavoro del fotografo (dal 2022 in poi) dopo quasi dieci anni dalla sua ultima mostra tedesca.
Nelle immagini di Tillmans traspare un desiderio onnivoro di raccontare la quotidianità soffermandosi su oggetti comuni, persone, scorci di città e dettagli apparentemente banali. Agli inizi degli anni Novanta, il fotografo realizza la prima serie attraverso cui raggiungerà la notorietà. Si tratta degli scatti che immortalano scene della cultura rave di cui fa parte. Col nuovo millennio il suo successo è ormai consolidato e prosegue fino ad oggi con importanti riconoscimenti: nel 2000 è il primo artista non britannico a vincere il Turner Prize, nel 2015 ottiene l’Hasselblad Foundation International Award per la fotografia, mentre nel 2019 viene eletto nuovo presidente del consiglio di amministrazione dell’ Institute of Contemporary Art a Londra.
Al di là della documentazione, le fotografie di Tillmans evocano qualcosa di più. Tra la varietà di varietà di ritratti, paesaggi, immagini astratte e nature morte, nella sua produzione possono essere rintracciate delle costanti: l’interesse per la luce, la rappresentazione dell’altro (mai neutra e distaccata) e l’attenzione per oggetti anonimi e inosservati che, sotto la sua lente, diventano in grado di trascendere la banalità attraverso una ricercata bellezza. Non solo, Tillmans sperimenta molto con il medium fotografico per produrre effetti cromatici sorprendenti. Intervenendo direttamente nei processi di stampa, per esempio, l’artista crea monocromi astratti di grande delicatezza senza l’uso della camera.

Wolfgang Tillmans, San Francisco Still Life, 2023
Lo scorso 6 marzo, poco dopo la conclusione di un’importante asta di Christie’s a Londra, con quindici scatti presentati per la prima volta sul mercato, a Dresda ha dunque inaugurato Weltraum. La mostra si inserisce in continuità con le grandi retrospettive dedicate al fotografo che si sono tenute negli ultimi due anni tra Stati Uniti e Canada. Diversamente da queste, però, la selezione dell’Albertinum presenta lavori molto recenti, selezionati per instaurare un dialogo con la collezione storica del museo. Così il percorso espositivo rievoca e, in certa misura, anticipa la personale che si terrà al Pompidou di Parigi la prossima estate, pensata per gli spazi della biblioteca e focalizzata sulla riflessione tra presente e passato, in particolare sui cambiamenti mediatici dei sistemi di archiviazione del nostro tempo.
Allo stesso modo, anche nei lavori presentati a Dresda, Tillmans riflette sulle trasformazioni provocate dall’evoluzione del contesto tecnologico e il suo impatto in zone geograficamente molto distanti. Il progetto prende forma a partire da un viaggio iniziato a San Francisco, centro delle tecnologie digitali nella West Coast americana, e continua verso Guam (Micronesia), fino al Sud-Est asiatico. In regioni come Hong Kong, Taiwan, Mongolia, Tillmans rende visibili le tracce materiali lasciate dalle industrie che gestiscono Internet e i software di Intelligenza Artificiale. In questo modo, il fotografo documenta l’impronta che queste aziende hanno sull’ambiente in luoghi disparati, ormai connessi da una densa rete di infrastrutture che gestiscono le connessioni virtuali.

Wolfgang Tillmans, Data Center Pipe Networks, 2023

Wolfgang Tillmans, Michael & Stefan, 1998
Come emerge dalla mostra, la curiosità dell’artista attraversa senza soluzione di continuità diverse geografie e discipline, diventando la base per un'esplorazione della cultura visiva contemporanea. In questo modo, il suo lavoro vuole tradurre in forma visiva realtà complesse, offrendo prospettive accessibili che incoraggiano un nuovo sguardo e una comprensione aperta sul mondo. Weltraum avvia dunque una riflessione sul contemporaneo intrecciandosi, al contempo, con le opere della Staatliche Kunstsammlungen Dresden (SKD). Si crea così uno scambio dinamico e stimolante tra modalità di rappresentazione appartenenti a contesti ed epoche diverse.
Tillmans usa lo spazio come un teatro e la stessa messa in scena della mostra assume una rilevanza particolare. Si tratta di un mix di trame, colori, forme che giocano con continui cambiamenti di scala e distanza, che affiancano narrazioni sociali e creano nuove storie.
Se il taglio del fotografo plasma la percezione delle immagini, per estensione influenza anche la nostra percezione della realtà. Viene così stimolata una riflessione sulla parzialità dello sguardo e sulla falsa pretesa di oggettività dei sistemi di rappresentazione. Attraverso l’integrazione di generi, soggetti, tecniche e strategie espositive, Tillmans espande le modalità convenzionali per relazionarsi alla fotografia, richiamando questioni fondamentali come il significato di produrre immagini in un contesto sempre più saturo di forme visive.