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Controllo dei sollevamenti della pellicola pittorica

Foto Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani, giugno 2026. © Governatorato Scv-Direzione dei Musei

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Controllo dei sollevamenti della pellicola pittorica

Foto Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani, giugno 2026. © Governatorato Scv-Direzione dei Musei

Loggia di Raffaello in Vaticano: per i prossimi 5 anni si lavorerà con il laser al recupero della vividezza dei colori

Annunciato dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, il restauro sarà finanziato con 5,5 milioni di dollari dal World Monuments Fund e dal miliardario americano Stephen Schwarzman

Guglielmo Gigliotti

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Nuova luce per la Loggia di Raffaello in Vaticano, quella dei suoi colori originali. Ad annunciare il progetto di restauro di questo gioiello del Rinascimento è stata Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani con il finanziatore, il miliardario e filantropo americano Stephen Schwarzman. Attraverso il World Monuments Fund (la principale organizzazione indipendente dedicata alla salvaguardia dei luoghi più preziosi nel mondo), Schwarzman devolverà alla causa raffaellesca 5,5 milioni di dollari.

Torneranno così a vibrare sontuosi festoni di fiori e frutti su azzurrissimi cieli, grottesche, scene bibliche, stucchi, usciti dalla mente di Raffello, che ne concepì il disegno generale, ma scaturiti, tra il 1517 e il 1519, dalle abili mani dei suoi allievi più fidati: Giulio Romano (per molte scene), Giovanni da Udine (festoni, grottesche e stucchi), Giovan Francesco Penni, e gli allora giovanissimi Polidoro da Caravaggio e Perin Del Vaga. Ma poi anche Raffaellino Del Colle, Lorenzetto, Alonso Berruguete, e svariati altri collaboratori di quella prolifica bottega fondata da Raffaello, che applicava, negli stessi anni, schemi e soggetti consimili nella Loggia di Psiche dipinta per Agostino Chigi nella sua villa sul Tevere, oltre che nella Stufetta e nella Loggetta del Cardinal Bibbiena, sempre in Vaticano, solo a un piano superiore della Loggia di Raffaello.

Parete ovest, VI campata, parete di fondo a destra, «Festone vegetale», prima e dopo il restauro. Foto A. Prinzivalle, 13/01/2020; 10/09/2020. © Governatorato Scv-Direzione dei Musei

Lunga 65 metri e larga 4, la Loggia, al secondo piano della facciata bramantesca del Palazzo Apostolico, offriva, al suo committente e principale frequentatore, papa Leone X, uno sguardo panoramico su ampia parte di Roma.  Per ripristinare l’originario splendore del manto decorativo delle 13 campate in cui si sviluppa la struttura, comprensivo di 52 scene tratte dal Vecchio (soprattutto) e Nuovo Testamento (passate alla storia come «Bibbia di Raffaello»), un’équipe di venti restauratori, diretti da Paolo Violini, Capo restauratore del Laboratorio di restauro e materiali lignei dei Musei Vaticani, lavoreranno 5 anni.

Dice Barbara Jatta: «Da sempre percorsa da cardinali, alti prelati, e ambasciatori in visita al Papa, ammirata e copiata dai più grandi artisti italiani e stranieri e meta imprescindibile del Grand Tour, la Loggia è situata negli ambienti della Santa Sede e della Segreteria di Stato. L’intervento conservativo del capolavoro raffaellesco segnerà un momento determinante nella storia del restauro così come nella storia dell’arte del Rinascimento italiano». Stupore il complesso lo suscitò già al suo primo apparire: «La Loggia di Raffaello, asserisce Fabrizio Biferali, Curatore del Reparto per l’arte dei secoli XV-XVI dei Musei Vaticani, fu da subito considerata una delle più alte espressioni dell’arte rinascimentale applicata all’architettura e costituisce ancora oggi una delle testimonianze più raffinate del linguaggio figurativo del primo Cinquecento».

Parete ovest, VI campata, prima e dopo il restauro. Foto G. Capone, 30/10/2018; 10/09/2020. © Governatorato Scv-Direzione dei Musei

Ricordava d’altronde Giorgio Vasari elogiando nello specifico Giovanni da Udine, che egli aveva riscoperto «il vero stucco antico con tutte quelle parti che in quello aveva disiderato. Della qual cosa molto rallegratosi, mostrò a Raffaello quello che avea fatto; onde egli, che allora facea […] per ordine di papa Leone X le Logge del palazzo papale, vi fece fare a Giovanni tutte quelle volte di stucchi, con bellissimi ornamenti, ricinti di grottesche simili all’antiche, e con vaghissime e capricciose invenzioni, piene delle più varie e stravaganti cose che si possano imaginare».

Il restauro sarà svolto con il laser. Ha spiegato Paolo Violini: «L’osservazione della superficie ha evidenziato la necessità di adottare una metodologia di pulitura “a secco”, in modo da preservare le delicate stesure originali e i loro labili resti, oltremodo sensibili all’azione di procedure per via chimica. A questa esigenza ha risposto egregiamente la tecnologia laser. Dopo una serie di test con varie tipologie e con diverse modalità, si è scelto un modello “a fibra attiva”, molto versatile nella gestione del livello di pulitura, consentendo un controllo accurato e dettagliato».

Come sovente per le imprese dei Musei Vaticani, l’intervento sarà un lavoro corale, che vedrà la stretta cooperazione dei restauratori con la Direzione, con il Reparto per l’arte dei secoli XV-XVI, con il Gabinetto di Ricerche Scientifiche e con l’Ufficio del Conservatore.

Veduta interna della Seconda Loggia. Foto A. Bracchetti, 2007. © Governatorato Scv- Direzione dei Musei

Guglielmo Gigliotti, 25 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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