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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliI dati sono una storia, i dati sono umani, i dati siamo noi. Serve solo una mano, una mente che li colleghi con un filo che li accenda, che ricami un senso attorno a un numero. Serve qualcuno come la designer Giorgia Lupi (Finale Emilia, Modena, 1981), che per tutta la carriera ha lavorato per restituire ai dati una dimensione più intima, qualitativa e tangibile. Data Humanism, «L’umanesimo dei dati», è l’approccio alla base delle sue opere, oltre che il titolo della mostra che Intesa Sanpaolo presenta alle Gallerie d’Italia-Vicenza dal 30 aprile al 2 agosto.
Dai primi lavori firmati con la sua agenzia milanese, Accurat, fino ai recenti successi a New York, dove vive e lavora da più di dieci anni, il percorso dell’autrice dettaglia il modo in cui i dati possono raccontare il mondo, mettendo in dialogo esperienze quotidiane, salute, memoria, cambiamento ambientale e interpretazione sociale. L’esposizione prende avvio dal lavoro di ricerca e dagli sketchbook dell’autrice, presentati per la prima volta al pubblico. Tra questi, «Incroci» esplora il rapporto tra memoria individuale e collettiva attraverso le linee temporali di 99 persone, mettendo in luce come esperienze uniche possano generare pattern condivisi. In «Book of Life», Lupi traduce invece la propria biografia in un taccuino ricostruito e cucito a mano, in cui ogni punto rappresenta un giorno di vita, arricchito da segni colorati che ne evidenziano i momenti significativi. Il progetto «Dear Data», realizzato con Stefanie Posavec e oggi parte della collezione permanente del MoMA di New York, trasforma la raccolta di dati personali in un rituale analogico, attraverso una serie di cartoline disegnate a mano che raccontano abitudini, emozioni e micro-esperienze quotidiane. Dimensione intima evidente anche in «Bruises», una visualizzazione sensoriale che intreccia dati clinici e vissuti personali per raccontare il percorso di una malattia rara, trasformando numeri e osservazioni in un’esperienza emotiva condivisa. Di respiro globale «The Room of Change», realizzato per la XXII Triennale di Milano. Si tratta di un imponente arazzo di dati che racconta l’evoluzione ambientale nel tempo, invitando il pubblico a osservare i cambiamenti da prospettive multiple. Del resto, i dati per Lupi e il suo umanesimo servono proprio a questo: fornire degli strumenti per analizzare il mondo da molteplici prospettive, partire dal macro per guardare a chi e ciò che ci circonda, fino ad arrivare a noi stessi e al nostro piccolo, ma rilevante agire.
Giorgia Lupi, «Dear Data 1». Courtesy Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia-Vicenza
Giorgia Lupi, «Dear Data 4». Courtesy Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia-Vicenza