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«Giacca senza colletto e cappello con rifiniture a farfalla, British Vogue, 15 marzo 1937» di Horst P. Horst

Photo Horst P. Horst. Courtesy di Conde Nast via Getty Images

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«Giacca senza colletto e cappello con rifiniture a farfalla, British Vogue, 15 marzo 1937» di Horst P. Horst

Photo Horst P. Horst. Courtesy di Conde Nast via Getty Images

L’unicità dell’approccio creativo di Elsa Schiaparelli si deve anche al Surrealismo

Al Victoria & Albert Museum di Londra oltre 200 oggetti tra abiti, accessori, gioielli, dipinti, fotografie, sculture, arredi, profumi e materiali d’archivio raccontano la storia della maison dagli albori a oggi

Parigi 1937. Il celebre «naso» Jean Carles inventa per la couturière del lusso Elsa Schiaparelli, aristocratica stilista romana naturalizzata francese, un profumo che evoca fascino, voluttà e decadenza: «Shocking». Per la creazione della bottiglia viene coinvolta l’artista surrealista Leonor Fini, che sceglie di rendere omaggio alla curve più hot del cinema hollywoodiano dell’epoca: quelle di Mae West, una delle clienti più note della maison. Manca però il tocco finale. Dopo lunghe ricerche, Schiaparelli individua un nuovo, intenso colore che possiede la forza iconica del rosso: il rosa shocking. «Luminoso, impossibile, sfacciato, inappropriato, vivificante, come tutta la luce e gli uccelli e i pesci del mondo messi insieme, un colore della Cina e del Perù, ma non dell’Occidente», dirà l’eccentrica Elsa. 

La nascita del rosa shocking, che come il rosso per Valentino o il greige per Armani finirà col diventare il colore feticcio di Schiaparelli, e la modernissima invenzione della comunicazione commerciale applicata al celebre profumo sono esemplari dell’approccio creativo della couturière italiana, cui il Victoria and Albert Museum di Londra dedica finalmente la prima grande mostra nel Regno Unito: «Schiaparelli: la moda diventa arte» (28 marzo-8 novembre). In stretta collaborazione con la tuttora attivissima maison di Place Vendôme 21, che vede ceo dal 2014 Delphine Bellini e direttore creativo dal 2019 lo stilista statunitense Daniel Roseberry, le curatrici Sonnet Stanfill, Lydia Caston e Rosalind McKever hanno selezionato 200 oggetti, tra cui abiti, accessori, gioielli, dipinti, fotografie, sculture, mobili, profumi e materiali d’archivio. 

Lo scopo è raccontare l’unicità di un approccio creativo la cui nascita nel 1927, all’insegna di una consapevole e sofisticata trasgressione, rimane inscindibile da una delle principali avanguardie artistiche del ’900: il Surrealismo. Restano infatti ineguagliabili le collaborazioni che videro Schiaparelli relazionarsi, in un processo ispirativo spesso biunivoco, con maestri come Jean Cocteau, Man Ray e soprattutto Salvador Dalí, cocreatore di modelli visionari e radicali, tutti esposti a Londra, come il celebre cappello a forma di scarpa e gli abiti «Aragosta» (oggi al Philadelphia Museum of Art, cui Schiaparelli donò parte del suo archivio), «Scheletro» e «Lacrime», entrambi nelle collezioni del V&A. «Nei momenti difficili la moda è sempre scandalosa», ebbe del resto occasione di affermare la stilista, sempre felice di «épater le bourgeois». 

Allo scopo di ribadire la straordinaria influenza che lo stile Schiaparelli ebbe sulla creatività del suo tempo, il progetto curatoriale propone anche opere cubiste di Pablo Picasso e produzioni cinematografiche e teatrali, avvalendosi per l’allestimento dell’approccio ibrido e immersivo dello studio anglo-italiano Nebbia. A partire dalla nascita dell’atelier, passando per il ritiro dalle sfilate della fondatrice nel 1954, la narrazione giunge fino ad oggi e alla rilettura dello stile Schiaparelli da parte di Roseberry. Un focus è inoltre dedicato alla filiale londinese della maison e alla sua clientela colta e avanguardista. «L’immaginazione audace e la radicalità visionaria di Elsa Schiaparelli hanno ridefinito i confini tra moda e arte, anche grazie a una pionieristica fusione tra creatività e commercio, sintetizza Bellini a proposito dell’ambizioso progetto londinese. Con le sue impareggiabili collezioni di moda e design, il Victoria and Albert Museum offre l’ambiente ideale per esporne l’eredità fino alle creazioni di Daniel Roseberry, che ne tramandano lo spirito surrealista sfumando i confini tra corpo e scultura e aggiornando la visione di Schiaparelli al nuovo millennio».

«Ritratto di Elsa Schiaparelli» (1933) di Man Ray. © 2025 Man Ray 2015 Trust. Dacs, London. Photo Collection SFMOMA. The Helen Crocker Russell e William H. e Ethel W. Crocker Family Funds purchase

L’abito «Lacrime» disegnato da Elsa Schiaparelli e Salvador Dalí nell’estate 1938

Elena Franzoia, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

L’unicità dell’approccio creativo di Elsa Schiaparelli si deve anche al Surrealismo | Elena Franzoia

L’unicità dell’approccio creativo di Elsa Schiaparelli si deve anche al Surrealismo | Elena Franzoia