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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliFondata a Venezia da Silvia Cipriani e Camilla Pagliano, Satine nasce con l’idea di costruire uno spazio di lavoro e di ricerca dedicato a pratiche artistiche contemporanee, con una particolare attenzione alle voci femminili. La galleria si inserisce in una città che negli ultimi anni ha visto crescere il numero di istituzioni, fondazioni e spazi dedicati all’arte contemporanea, trasformandosi in un luogo sempre più attivo nel panorama internazionale. In occasione della trentesima edizione di miart presenta uno stand monografico dedicato a Valentina Cameranesi Sgroi, che realizza per la fiera un progetto pensato appositamente per questo contesto.
Valentina Cameranesi Sgroi, Bettlejuice, 2018, Courtesy of the artist and Satine, Venezia
Come è nata l’idea di aprire una galleria d’arte?
Satine è nata dalla volontà di creare uno spazio in cui poter lavorare in prima persona a progetti che ci appartengono - con artiste che stimiamo e di cui vogliamo sostenere la ricerca. Abbiamo un interesse particolare per pratiche artistiche femminili, e abbiamo sentito il bisogno di avere un luogo fisico da cui operare con libertà. Abbiamo scelto Venezia perché è una città in forte fermento: stanno aprendo nuove fondazioni, musei, spazi dedicati all'arte contemporanea, e questo crea un ambiente fertile e dinamico. Venezia è anche un luogo di passaggio continuo - c’è sempre qualcuno con cui si può avere un incontro interessante.
Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l'obiettivo di esporre a una fiera internazionale come Miart?
Per una galleria giovane, partecipare a una fiera internazionale è prima di tutto un modo per farsi conoscere al di fuori del proprio contesto locale e costruire relazioni con collezionisti, curatori e operatori del settore. Miart è la nostra prima fiera: abbiamo legami forti con Milano, ci abbiamo entrambe vissuto e lavorato, quindi era naturale iniziare da lì.
Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a Miart?
Presentiamo un booth interamente dedicato al lavoro di Valentina Cameranesi Sgroi, che per l'occasione realizzerà un progetto ad hoc pensato per la fiera. Al centro della sua pratica c'è l'oggetto decorativo, indagato attraverso tecniche artigianali diverse e riletto con uno sguardo che attinge a referenze culturali ampie — dalla moda al cinema. Il risultato è un universo visivo personale, al tempo stesso misterioso e seducente. Per Miart lavorerà anche con materiali e medium per lei inediti.
Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido ha influenzato la tua scelta di partecipare?
Milano è una città in cui l'intreccio tra arte, moda e design è una realtà consolidata, e questo la rende un contesto particolarmente adatto al lavoro che presentiamo. Il progetto di Valentina Cameranesi Sgroi si muove proprio in questo territorio ibrido, quindi c'è una coerenza naturale.
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