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I Carabinieri sono intervenuti sulla costa sarda per delimitare la zona interessata dai ritrovamenti effettuati grazie al maltempo

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I Carabinieri sono intervenuti sulla costa sarda per delimitare la zona interessata dai ritrovamenti effettuati grazie al maltempo

Mareggiate «archeologiche»: il ciclone Harry «scava» in Sardegna e in Tunisia

I violenti eventi meteorologici che hanno interessato negli ultimi giorni il Mar Mediterraneo hanno fatto riemergere sulla costa sarda sepolture e reperti fenici, su quella africana vestigia dell’antica città di Neapolis, prima punica e poi romana

Vittorio Bertello

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Le violente mareggiate degli ultimi giorni che hanno colpito il Mar Mediterraneo (che sono state ribattezzate dai media «ciclone Harry») hanno riportato alla luce antiche vestigia sia sulle coste della Sardegna, sia su quelle tunisine.

In Sardegna i rinvenimenti sono avvenuti nel pomeriggio del 21 gennaio lungo una spiaggia del territorio di Domus De Maria, un comune della costa sud-occidentale, area che comprende anche la località balneare di Chia. In seguito all’erosione provocata dalle onde, tra la sabbia sono riemerse due tombe e vari reperti archeologici, tra cui anfore e vasi.

Sul posto sono giunti i Carabinieri, che hanno delimitato la zona, attivando le procedure previste per la tutela dei beni culturali, e il personale della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, per effettuare un primo sopralluogo tecnico e valutare lo stato di conservazione degli antichi manufatti. Le strutture emerse, ancora parzialmente inglobate nella battigia, confermano come l’azione del mare abbia inciso in profondità sul litorale, rivelando livelli di vita antica finora nascosti sotto la sabbia.

«Dalle prime valutazioni visive, spiegano i Carabinieri, i resti sembrerebbero risalire verosimilmente all’epoca fenicia, testimoniando ancora una volta la ricchezza storica che caratterizza il litorale del Sud Sardegna». Nel frattempo, per sicurezza è stato interdetto l’accesso al sito, in attesa dell’arrivo di personale specializzato che, nei prossimi giorni, interverrà per documentare i reperti e valutarne lo stato di conservazione, con l’obiettivo di preservarli e approfondirne lo studio. 

In Tunisia la mareggiata, in particolare nei governatorati di Nabeul e Mahdia, ha invece portato alla luce vestigia puniche e romane. Stando a quanto riporta il Ministero tunisino degli Affari culturali in una nota, una squadra scientifica si è recata a Nabeul sul sito antico di Neapolis e nelle aree circostanti per effettuare constatazioni sul terreno, documentare le strutture riemerse e valutare lo stato generale del sito. Nello specifico, in particolare sulla spiaggia di Sidi Mahrsi, residenti e utenti social hanno segnalato l’emersione di blocchi di pietra, colonne e porzioni murarie, ipotizzando un collegamento, appunto, con l’antica Neapolis, città prima punica e poi romana.

Neapolis, del resto, da tempo è al centro di ricerche e prospezioni subacquee: in passato una missione congiunta tunisino-italiana ha segnalato l’estensione di importanti resti archeologici sommersi al largo di Nabeul, legati anche alle conseguenze di eventi sismici e tsunami antichi. Il direttore del dipartimento degli studi di archeologia subacquea, Ahmed Gaddoum, ha invitato alla cautela: le condizioni meteo ancora instabili e il mare agitato rendono le operazioni delicate, e sarà necessario ripetere i rilievi dopo il maltempo per ottenere un quadro più preciso.

Parallelamente, nel governatorato di Mahdia un team dell'ispezione regionale del patrimonio del Sahel è stato dispiegato su diversi siti, tra cui Borj Erras e Salakta, per svolgere valutazioni e avviare le prime misure di messa in sicurezza.

Due immagini di elementi antichi riemersi in questi giorni sulle coste tunisine in seguito alle violente mareggiate

Vittorio Bertello, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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